ARCHIVIO il Centro dal 2003

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Leggi salva potenti
il vero scandalo

SIGNOR direttore, l’elenco dei provvedimenti legislativi assunti dalla coalizione del centro-destra a difesa esclusiva delle fedine penali del cavaliere e dei suoi collaboranti d’alto bordo si allunga a dismisura.
 In questi anni di governo non si è parlato d’altro.
 Siamo arrivati alla vergognosa e incostituzionale pseudo-riforma dell’ordinamento giudiziario che metterà la parola fine all’indipendenza della magistratura italiana, una mordacchia agli stessi giudici privandoli dei più elementari diritti civili ed istituendo (su proposta diretta del cavaliere) i test psico-attitudinali per l’accesso alla carriera di magistrato.
 Fini, neo ministro degli Esteri, e vice presidente del Governo, scrive a Pera e Berlusconi per sollecitare l’approvazione del mandato di arresto europeo, dopo che questo governo ed il suo ministro-ingegnere padano hanno fatto l’impossibile per boicottare questa ed altre iniziative europee contro la criminalità.
 L’ultimo atto è un guazzabuglio di norme, spacciate come strumento indispensabile per combattere la criminalità nelle quali è stato infilato in fretta e furia un emendamento salva-Previti.
Riemergono, così, i nomi dei Cirami, Cirielli, Schifani, e tanti altri oscuri e impronunciabili legulei, che sembrano venir fuori da un fumetto degli anni cinquanta, ma in realtà assomigliano fin troppo ai personaggi di profetico romanzo di Orwell, la Fattoria degli animali!
Giovanni Di Nino Sulmona

Quella di Andreotti
una visita poco gradita

SIGNOR direttore, L’Aquila - come ognun sa - è una città in declino, come pure tutto L’Abruzzo ininterno.
Dopo le polemiche sulla “Perdonanza“, si avvicina un evento non grandioso, ma pur sempre inutile.
In occasione della Festa di S.Agnese, patrona dei pettegoli e delle lingue lunghe, è stato invitato l’Immarcescibile senatore Giulio Andreotti.
 Il quale, ovviamente, non si è certo fatto pregare, e ha aderito subitaneamente all’iniziativa.
 L’anno scorso venne Cossiga; per quest’anno ci dovremo anche sorbire le spiritosita’ e le barzellette del Divo Giulio.
 A me sembra che la venuta di Andreotti (a parte ogni considerazione di carattere politico) sia uno schiaffo ed uno sgabo fatto ai danni di tanti disoccupati e cassintegrati che ci sono nel “capoluogo”.
“Panem et circenses”.
A casa mia - in tempi di vacche magre, - si cercava di eliminare il superfluo. Almeno quello piu’ pacchiano.
Vorrei che gli uomini politici che pretendono di governarci avessero “il buon senso della serva” (come si diceva una volta, ma se preferite “il buon senso della Colf”) di eliminare questa venuta alquanto inopportuna.
Giuseppe Antidormi L’Aquila

La finanziaria del governo
un vero camaleonte

GENTILE direttore, la Finanziaria berlusconiana non finisce mai di stupire: oltre ad avvantaggiare fiscalmente i più ricchi, ora la babele farsesca del dare e dell’avere, del togli e del metti diventa camaleontica. La legge, infatti, in pochi giorni ha cambiato pelle, inasprendo bolli, imposte indirette e locali e restituendo a Regioni, Province e Comuni la potestà di imporre ed inasprire addizionali, estimi catastali ed ICI.
 Il fatto, mi sia permesso, ha dell’incredibile: da una parte si inneggia ad una virtuosa diminuzione delle tasse, (quanto mai fantomatica e risibile), dall’altra si “stanga” senza alcuna pietà e a macchia di leopardo, con balzelli e gabelle che vadano a colmare in parte l’enorme voragine del debito pubblico creata in tre anni di nefaste scelte e strategie di politica economica.
 Più che “creativa” questa Finanziaria si dimostra distruttiva, complica invece di risolvere, impoverisce e umilia le classi più deboli a favore delle più ricche, smantella e avvilisce presidi sociali importanti quali la scuola, la sanità, le politiche ambientali, le politiche del lavoro e per la terza età. Va in onda, ancora una volta, la rappresentazione tragicomica di un governo che non governa, che campa alla giornata, che vive di espedienti e mezzucci, che mostra ormai tutte le sue incapacità e le sue incongruenze. La coperta, già corta da tempo, si è ulteriormente accorciata e mette in mostra, ahimè, il corpo camaleontico della finanziaria berlusconiana con tutte le sue vergogne.
Antonio Taraborrelli Pescara

La maggioranza non
è sempre democrazia

SIGNOR direttore, se tutti gli uomini scegliessero la pornografia, il mercato divinizzato dai contemporanei si sentirebbe autorizzato ad affermare che questa è un’altra vittoria della democrazia.
 Se tutte le donne decidessero di prostituirsi, sarebbe inevitabile eleggere il meretricio a «valore democratico».
 Ormai è solo il numero a decidere; non solo nelle urne, ma sempre più nelle «virtù», nei «valori» della tribù degli uomini.
 La «democrazia» sta purtroppo riducendo tutto alla maggioranza, al numero; e quello che al numero non è riducibile, viene espunto dalla consapevolezza dell’uomo. Non viene fatto esistere.
 Così impoveriamo la nostra vita, e celebriamo la nostra povertà come una grande vittoria.
 Non ci interessa più un fondamento alto, nobile, celeste per la nostra identità; ci bastano i nostri simili: gli eroi televisivi.
 Così nel tritacarne del tempo non buttiamo solo quello che per noi è troppo grande, ma anche noi stessi.
 Così finalmente uccidiamo gli angeli, e possiamo raccontare agli ingenui di aver preso il posto degli dei.
Tino Di Cicco Pescara