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Distretto con l’ascensore rotto

 VASTO. Da poco riaperta dopo un lungo intervento di maquillage, la palazzina del Distretto sanitario di via Michetti, ex Inam, è già al centro delle polemiche. I nuovi locali sono ancora impregnati dell’odore del calcestruzzo ma l’ascensore è vecchio e non funziona. A farne le spese i malati, molti dei quali, disabili. E proprio una di loro S.A., 77 anni, invalida al 100 per cento, ha deciso di denunciare i disagi che è costretta a sopportare per essere medicata. «A causa di una grave patologia», ha raccontato la pensionata, «ho dovuto subire un intervento di amputazione alle dita di un piede. Cammino con difficoltà. Figurarsi salire le scale. Eppure per fare le medicazioni dovrei raggiungere senza ascensore il primo piano del distretto sanitario».
 Il figlio della pensionata e la nuora sono costretti ogni volta a chiedere ad altri pazienti di aiutarli a trasportare di peso l’anziana al piano superiore. «E’ un fatto grave e ancora più grave è l’atteggiamento della Asl che scarica le colpe sui tecnici che dovrebbero risistemare l’ascensore», accusa il responsabile del Tribunale di malato, Riccardo Alinovi. «Come è possibile che in una struttura appena riaperta l’ascensore sia lo stesso di 20 anni fa e per giunta rotto? Altro che abbattimento di barriere architettoniche. La Asl le barriere le crea e a farne le spese sono persone sofferenti che devono anche subire l’umiliazione del trasporto a braccia per essere curate», ha protestato Alinovi. Il Tribunale del malato ha quindi chiesto alla Asl di provvedere con urgenza alla sostituzione dell’ascensore o alla sua sistemazione. «E se i tempi dovessero risultare troppo lunghi che vengano garantite cure e assistenza domiciliare ai disabili».
 Intanto, proprio al distretto di base sono stati sostituiti alcuni dipendenti fuori-posto. A Vasto, a differenza degli altri presidi della Asl, sono in numero inferiore e il loro spostamento non ha creato particolari disservizi. «Il personale va controllato salvaguardando, però, il servizio offerto, per evitare che si creino situazioni come quelle denunciate negli altri presidi», commenta Emilio Meo, responsabile provinciale della Funzione pubblica Cgil, «sono tanti i dipendenti dell’azienda sanitaria che andrebbero ricollocati al loro posto, ogni provvedimento, però, deve essere equo e non tutelare alcuni profili professionali a discapito di altri». Per martedì è previsto un incontro tra sindacati e dirigenza Asl per discutere del problema.