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Ateneo, la rivolta dei ricercatori

 L’AQUILA. Sono scesi dalle cattedre e non hanno intenzione di tornare indietro. Continua la protesta contro la nuova riforma universitaria dei ricercatori dell’Ateneo aquilano, che dall’inizio dell’anno accademico hanno rinunciato all’attività didattica e all’insegnamento, mettendo in grave rischio il regolare svolgimento delle lezioni. Ieri, ricercatori, docenti e studenti hanno partecipato ad un’animata assemblea.
 La protesta è stata indetta dall’Udu (Unione degli universitari) a Scienze, e hanno sottoscritto una mozione unitaria. Intanto, per oggi, è previsto un corteo di protesta organizzato dalla facoltà di Lettere e Filosofia e dal Collettivo studentesco indipendente, che partirà alle 9.30 dalla Fontana Luminosa, per raggiungere la prefettura.
 La protesta dei ricercatori nasce dall’opposizione ad alcuni punti fondamentali del disegno di legge del ministro della Pubblica istruzione.
 In particolare, nel mirino degli organi universitari c’è la decisione di eliminare la figura del ricercatore, che porterebbe ad una precarizzazione del mondo della ricerca. I rappresentanti dell’Ateneo aquilano, inoltre, si scagliano contro l’eliminazione della distinzione tra tempo pieno e tempo definito per i docenti. «Così facendo», spiegano i ricercatori, «diminuirà sempre di più l’interesse per l’attività didattica e di ricerca». Per manifestare il proprio malcontento, l’assemblea di studenti, ricercatori e docenti (a cui ha preso parte anche il preside della facoltà di Scienze, Aldo Lepidi), ha sottoscritto una mozione da presentare al Senato accademico e ha deliberato un calendario di mobilitazioni sia a livello locale che nazionale. Si richiede, in particolar modo, di aderire alla protesta in corso che coinvolge più di 30 Università italiane e alla presa di posizione dell’Università della Basilicata, che ha sospeso l’inizio delle lezioni e ha invitato tutte le altre università italiane a confrontarsi sull’argomento. «Si esorta il Senato Accademico dell’Università dell’Aquila ad accogliere l’invito e ad elaborare, insieme a tutti i Senati accademici, soluzioni alternative al disegno di legge del ministro», è scritto nel documento, «e a chiedere il ritiro degli interventi legislativi in atto». Con l’obiettivo di dare maggiore risonanza alla protesta, inoltre, i ricercatori intendono indire uno sciopero generale dell’intero comparto. È prevista, inoltre, «la costruzione di coordinamenti unitari locali e nazionali tra studenti, dottorandi, ricercatori, precari e docenti per concordare e sostenere tutte le forme di protesta». In tale direzione va anche l’appoggio alla manifestazione di domani, indetta dalla facoltà di Lettere, a cui parteciperanno i ricercatori, gli studenti e i docenti di tutto l’Ateneo. Per la prossima settimana, invece, sarà convocata un’altra assemblea di Ateneo, a Palazzo Carli, con l’intento di preparare una manifestazione locale di tutte le componenti universitarie contro il disegno di legge e decidere ulteriori forme di protesta. (m.c.)

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