02 dicembre 2003 —
pagina 10
sezione: Lettere
Lettera aperta al presidente della giunta regionale, Giovanni Pace.
O
norevole presidente, perdoni limpertinenza di questa lettera aperta. So bene quanto lei sia alle prese con problemi e personaggi (Docup, sanità, Catone lUdcense, ecc.) ben più importanti della semplice domanda che intendo rivolgerle io. Quale mia attenuante posso solo invocare questa circostanza: ho rivolto la stessa domanda anche ai direttori che hanno adottato gli atti, allassessore al personale Prospero, allassessore allagricoltura Sciarretta, ma senza ottenere alcuna risposta. O meglio, i direttori hanno risposto che «non intendono rispondere»; lassessore Prospero che «avrebbe risposto in un successivo incontro»; lassessore Sciarretta che «esistono dei precedenti...».
Allora ho deciso di rivolgermi direttamente a lei, signor presidente. Mi sono detto: «Se i direttori tacciono, se lassessore Prospero temporeggia, se il buon Sciarretta scantona, il presidente Pace no, Pace non tace».
Ma bando alle ciance. La domanda che vorrei rivolgerle, onorevole presidente, è la seguente: «Lultimo articolo di ogni legge - quello che, come suol dirsi, recita: E fatto obbligo a chiunque di rispettare e far rispettare la presente legge - deve considerarsi ancora valido e da applicare, oppure costituisce un mero ed ormai desueto codicillo, che non vale neppure la pena di leggere?».
Si dà il caso, signor presidente, che quellarticolo stia ben scritto anche nella legge regionale numero 66 del 1999, la quale ha stabilito quanto segue: di affidare il servizio di assistenza tecnica agricola allArssa, Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo (articolo 1); di inserire nei ruoli dellArssa i divulgatori ed assistenti tecnici polivalenti (Dap) per lo svolgimento di tale servizio presso le organizzazioni professionali agricole o le associazioni di allevatori (articoli 5 e 6); di vietare al predetto personale di «chiedere di essere distolto dal servizio di assistenza tecnica e divulgazione agricola per cinque anni», che scadono nel settembre 2004 (articolo 6).
Ebbene, signor presidente Pace, un bel gruppetto di tali divulgatori ed assistenti tecnici ha chiesto ed ottenuto di essere trasferito allassessorato allagricoltura, andando a ricoprire dei posti vacanti (compreso quello di responsabile di ufficio) cui aspiravano sia dipendenti regionali che dipendenti della stessa Arssa, in possesso dei medesimi o superiori requisiti professionali e che avevano fatto legittimamente domanda di mobilità perché non soggetti, come i Dap, al vincolo di destinazione per cinque anni.
Ecco, onorevole Pace, sa dirmi se la legge regionale 66 del 1999 è stata così rispettata? Se lhanno rispettata i Dap che hanno chiesto di essere trasferiti prima della scadenza dei cinque anni fissata dalla legge? Se lha rispettata il consiglio di amministrazione dellArssa che ha concesso il nulla-osta al loro trasferimento, pur ricordando, pilatescamente, alla Regione quel vincolo quinquennale? Se lhanno rispettata i direttori regionali del personale e dellagricoltura che hanno adottato i provvedimenti di trasferimento e di incarico per i Dap interessati?
Le potranno apparire, presidente, delle domande retoriche e lo sono. Ma poiché mi picco di appartenere alla civiltà del dubbio, se lei mi dimostrerà che ho torto a sostenere che ci si trova in presenza di un mancato rispetto di precise disposizioni di legge, non avrò alcuna difficoltà a riconoscerlo. Se invece sarà lei a convincersi che ho ragione io e farà revocare i provvedimenti dirigenziali in questione, vedrà accresciuta la stima nei suoi confronti non solo da parte mia, ma soprattutto dei tanti dipendenti della direzione agricoltura (molti dei quali suoi elettori, fra laltro), rimasti alquanto sconcertati da tutta la vicenda e che ormai dicono apertamente: «Sono cambiati i suonatori, ma la musica è la stessa...».
E appena il caso di sottolineare come qui non sia minimamente in discussione il valore dei Dap trasferiti allassessorato agricoltura, che sono tutti degli ottimi elementi (tantè vero, per esempio, che uno di loro fa parte della segreteria dellassessore Sciarretta). E in discussione soltanto (si fa per dire) il rispetto delle leggi.
Ecco, signor presidente della Regione Abruzzo, perché spero sinceramente in un suo cenno di risposta. Non vorrei che mentre un tempo si diceva «Taci, che il nemico ti ascolta», oggi si dovesse affermare «Dì pure quello che vuoi, tanto nessuno ti ascolta». Pace e bene, naturalmente.
Giuseppe Zanelli Segretario regionale coordinamento sindacale autonomo