15 novembre 2003 —
pagina 04
sezione:
Lanciano
CASTIGLIONE MESSER MARINO. La diocesi a Vasto? Leventualità di una divisione da Chieti non interessa i sacerdoti che esercitano il ministero pastorale nei Comuni dellAlto Vastese e della diocesi molisana di Trivento. «Posto che se ne devono occupare Cei, Nunziatura apostolica e Congregazioni vaticane», commentano i parroci, «lipotesi, suggestiva, non ci interessa».
«Anzi», continuano i sacerdoti, «siamo pronti al passaggio amministrativo con il Molise».
Spira il vento di secessione e i parroci sono pronti a scendere in campo per le comunità che guidano. Della possibilità di avere un vescovo a Vasto e di riaccorpare San Giovanni Lipioni, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Schiavi dAbruzzo, Castelguidone e Torrebruna, che fanno riferimento a Trivento, o assorbire addirittura lintera diocesi molisana, una delle più piccole dItalia, si era tornato a parlare nelle scorse settimane su iniziativa di un gruppo di vastesi che vogliono restituire alla città un ruolo di riferimento religioso nel comprensorio. Tra laltro il vescovo triventino, monsignor Antonio Santucci, sarebbe vicino al pensionamento.
Alla ventilata ipotesi di divisione, i parroci, però, dicono no e non soltanto per ragioni spirituali. «La pastorale per levangelizzazione, tre scuole di formazione, una teologica, una per gli operatori Caritas ed una socio-politica, la dicono lunga sulloperosità della nostra diocesi guidata da un presule attento e presente, e con il Molise la popolazione non ha solo un forte legame spirituale», spiega a nome dei sacerdoti il vicario foraneo, don Vincenzo Lalli, che attacca la gestione e la ripartizione dei servizi fatta sul territorio e che avrebbe penalizzato i centri montani che devono far fronte a fenomeni come lo spopolamento.
Una serie di scelte politiche non attente, avrebbero avuto come conseguenza lavvicinamento al Molise per usufruire di alcuni servizi, primi fra tutti quelli sanitari. «Ci auguriamo che il legame amministrativo con il Vastese termini presto», aggiunge don Vincenzo, «da decenni i nostri paesi sono al centro di false promesse elettorali. Abbiamo un distretto sanitario che manca del necessario per funzionare, nonostante limpegno del personale; lufficio del giudice di pace è stato chiuso, viabilità e infrastrutture hanno bisogno di interventi immediati, il trasporto pubblico è carente, persino raggiungere lospedale di Gissi diventa unimpresa. E che dire delle esigue risorse alle Comunità montane o dei tanti Comuni che faticano a sopravvivere?».
Simona Andreassi