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Letame davanti alla casa del premier

 ROMA. I disobbedienti avevano promesso azioni di disturbo contro la Conferenza intergovernativa e ieri ne hanno dato un assaggio in via del Plebiscito, di fronte a Palazzo Grazioli sede politica non ufficiale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Sono riusciti, con un blitz fulmineo, a scaricare di fronte al palazzo tre bidoni di letame appena raccolto. Quando sono arrivati carabinieri e polizia in tenuta antisommossa si erano già dileguati. Il che non ha impedito alla Digos di identificarli. Anche perché i disobbedienti non hanno fatto nulla per nascondersi.
 A volto scoperto si sono presentati in via del Plebiscito gridando: «Fermiano i giochi, sfrattiamo Berlusconi dall’Europa». Se oggi le cose andassero così, con molta beffa e in fondo poco danno sarebbe una vittoria. Il timore è che la prima giornata della Conferenza Intergovernativa - ospitata all’Eur completamente rinnovato - si trasformi nel terreno adatto per provocazioni e guerriglia urbana. Mentre nel centro di Roma sfileranno i sindacati europei con 100mila persone chiamate a raccolta, mentre all’Eur cinquantamila «no» e «new global» hanno accettato un percorso limitato pur di far sentire la propria voce e impedire che la futura Costituzione europea non tenga conto delle parole d’ordine del movimento - sviluppo, acqua, tutela delle diversità nazionali, solidarietà, agricoltura - sparuti gruppetti di antagonisti sembrano ostinati nel difendere il diritto di violare la zona rossa.
 Ripetute e congestionate riunioni in questura con i responsabili di vari centri sociali sono riuscite a disegnare un percorso del corteo dove i momenti di frizione dovrebbero essere limitati a un paio di stazioni di servizio di carburanti, un po’ di bancomat, le vetrine dei santuari della globalizzazione, Mc Donald’s in testa. Tutto questo restando nell’ordinario, quel tanto che serve a tutelare l’ordine pubblico in una giornata così delicata per la quale si prevede anche il deserto nelle scuole e la concentrazione nei giardini dell’Eur degli studenti romani prima ancora dell’arrivo dei manifestanti. I treni speciali arriveranno solo a metà mattinata e per raggiungere il concentramento della stazione Laurentina i no e new global dovranno attraversare nei vagoni dalla metropolitana almeno tre stazioni Metro deserte. La prudenza ha consigliato di chiuderle per limitare il più possibile le cosidette «azioni di disturbo».
 Altra questione è quella dell’allarme terrorismo, sempre presente in occasioni come questa. Un allarme riacceso dai pacchi bomba dell’altro giorno. Atti dimostrativi, senz’altro. Ma quando si tratta di anarco- insurrezionalisti, la storia e la cronaca insegnano che conta l’intenzione. Un petardo può eccitare gli animi quanto un botto più consistente. I servizi da mesi vanno avvertendo di nuovi rischi di proselitismo nei settori giovanili e nel mondo del lavoro da parte di gruppi terroristici vecchi e nuovi. Dunque, Conferenza o meno, il Viminale non abbassa la guardia. E proprio per stare tranquilli fino in fondo, ci si prepara anche a schivare eventuali colpi del terrorismo internazionale e islamico. I cieli dell’Eur resteranno chiusi al sorvolo per tutta la giornata, metà dei voli da e per l’aeroporto di Fiumicino saranno cancellati. Niente batterie antimissili piazzate attorno al Palasport, comunque. Ma i vigili urbani saranno ferrei. Per le vie dell’Eur oggi passano solo giornalisti e residenti, anche far sfollare le migliaia di manifestanti rischia di essere un problema. (l.v.)