Al passo di Pradarena dove comanda la natura

Adriano Arati / VENTASSODove comandano solo il vento e la natura. Di tutti i passi che dall'Appennino reggiano portano in Toscana, il più evocativo e selvatico è per distacco il passo di Pradarena. TRA CAVALBIANCO E ASINARAUn luogo di enorme suggestione che da millenni collega la Garfagnana all'Emilia, oggi usato principalmente come base per escursioni e come tappa di viaggi in moto e gite in aree poco note e dall'impressionante impatto naturale. A quota 1579 metri di altitudine, è il passo asfaltato - e quindi usabile tutto l'anno - più elevato dell'intera sezione appenninica del centro-nord. Ai suoi lati, gli fanno compagnia i monti Cavalbianco e Asinara, con le loro pratine e le loro nude.COME ARRIVAREPer arrivare a Pradarena, si risale da Ligonchio, nel reggiano e da Sillano in provincia di Lucca. Man mano che si prosegue verso l'alto, si viene risucchiati in un ambiente probabilmente non così diverso da quello di alcuni secoli fa. NELLA NATURA Dopo Ligonchio, l'ultimo paese reggiano è Ospitaletto. Da lì, lunghi chilometri in cui i segni dell'uomo sono radi. Qualche cartello della segnaletica, qualche vecchia sbarra sui sentieri, qualche sparutissima luce artificiale. Gli unici fuochi sono naturali: le stelle, i riflessi, poco altro. Un mondo alieno, specialmente per chi è abituato a passare la vita in aree urbanizzate e antropizzate. «Qui comanda l'acqua, comanda il vento, il moderno ha un ruolo subalterno», per citare un esperto di passi e di montagna, Giovanni Lindo Ferretti. FINO AL "CARPE DIEM"Per trovare qualche traccia umana si deve marciare quasi sino al passo, con le prime panchine e le prime indicazioni per i tanti sentieri che da Pradarena toccano una bella fetta di crinale. In cima, finalmente, il grande rifugio, con le sue ampie stanze, il bar e il ristorante, sosta obbligata per chi transita in zona, a piedi, a cavallo o su mezzi motorizzati. Anche il nome del locale, "Carpe diem", suona come un avviso. Chi vuole un caffè o un aperitivo colga l'attimo ora, o si armi di pazienza. Per trovare un altro bar dovrà aspettare altri chilometri tortuosi di curve e salite ripide. L'unico altro edificio è una vecchia struttura dell'Enel, chiusa però da decenni. LA TERRA DEL VENTOLa fatica e l'impegno ci vogliono, per raggiungere questo luogo. Ma il gioco vale la candela. Il passo e i suoi dintorni sono un inno perenne alla natura, che siano densi di verde e di piante nei mesi caldi, malinconici col marrone autunnale e imbiancati dalla neve che qui si presenta spesso, anche in quantità massicce. La piccola gobba del passaggio di regione, i grandi prati che in pochi minuti diventano sentieri e boschi, le fontanelle, le bestie al pascolo. E il vento costante e inevitabile: grazie alla sua posizione, Pradarena è perennemente ventilato. Un fastidio? Dipende. Una maglietta in più è consigliata, ma come rifugio contro l'afa e il caos il passo è più che perfetto.E dire che Pradarena è snodo di traffici, culture e usanze da millenni. Era già usato in epoca romana, i pochissimi resti in pietra di antichi ospitali lungo la strada sono sparuta testimonianza di quelle marce che univano la ricca Lucca e la Pianura Padana, piattaforma verso il nord e le Alpi. Ci passavano i pastori transumanti, qualcuno lo si trova ancora, e ci passavano i mercanti. Ed i soldati romani, secondo tante leggende e tante ricerche. Oggi tocca ai motociclisti e ai fungaioli. Allora come oggi, concedersi qualche minuto di sosta sulla vetta è però un obbligo, prima di riprendere a scarpinare o a cambiar marcia. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI