Aemilia, prime condanne e 50 udienze nell’aula-bunker

REGGIO EMILIA Condanne anche pesanti all'udienza preliminare tenutasi a Bologna, il primo maxi processo di mafia che si apre a Reggio, un nuovo troncone giudiziario che porta proprio sul finire dell'anno altre accuse ed altri procedimenti sempre sull'asse bolognese-reggiano. E' l'effetto dirompente della gigantesca operazione antimafia "Aemilia" della Dda di Bologna che nel 2016 più che le manette – tintinnate all'improvviso l'anno prima – ha portato un fiume di udienze. Il 22 aprile è arrivato – a Bologna – il primo scossone: 57 condanne con rito abbreviato, con le pene più severe (fino ad un massimo di 15 anni) a coloro che vengono considerati i capi dell'organizzazione ndranghetistica reggiano-cutrese marchiata Grande Aracri, cioè Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto, Antonio Silipo. Condanna non indifferente neppure per Domenico Mesiano (ex autista del questore di Reggio) e per il volto tv Marco Gibertini, mentre l'esponente di punta del centrodestra reggiano Giuseppe Pagliani viene assolto e si sfoga: «E' la fine di un incubo». Sentenze quasi tutte però non definitive: se ne riparlerà in Appello presumibilemente fra sei mesi. Un mese prima – il 23marzo – era partito nell'aula-bunker (costruita nel cortile del tribunale di Reggio) il maxi processo con 147 imputati, di cui 34 accusati di associazione mafiosa. Il primo scaturito da un'inchiesta sviluppata interamente sul nostro territorio. Un'inchiesta che ha messo in luce quanto l'Emilia non sia una retrovia della 'ndrangheta calabrese, ma il centro delle attività del clan Grande Aracri. Una cinquantina le udienze già affrontate dalla Corte presieduta da Francesco Caruso (nel frattempo andato a dirigere il tribunale di Bologna) e non sono mancate tensioni, colpi di scena, le rivelazioni del pentito Giuseppe Giglio. Sentiti sinora solo i testimoni dell'accusa. Fra luglio e dicembre prende infine corpo "Aemilia bis": sono 23 gli imputati, fra cui i due (l'imprenditore Pasquale Brescia e il suo legale Luigi Comberiati) accusati d'aver minacciato con metodo mafioso il sindaco Luca Vecchi tramite una lettera poi pubblicata su vari quotidiani.(t.s.)