Reggiana, si è spento Ezio Galbiati, 83 anni il tecnico dei record

REGGIO EMILIA Ieri si è spento all'età di 83 anni Ezio Galbiati, indimenticato portiere e allenatore della Reggiana. I funerali si svolgeranno martedì in forma privata con partenza dalla sala mortuaria del Santa Maria Nuova. Ezio Galbiati lascia la moglie Emanuela Amorello, i figli Ivan e Patrizia e i nipotini Cristian, Carlotta e Fabiana. Galbiati, lombardo di Albiate (Como), ha indossato le casacche di Atalanta, Palermo e Pro Vercelli. Conclusa la carriera da giocatore, ha subito indossato i panni del tecnico: la prima esperienza a Reggio Calabria con la Reggina, poi quattro stagione con la Reggiana, fra serie B e serie C. Da ricordare in particolare la promozione dalla C ai cadetti nel '71-'72, quando i granata persero solo una gara, a Treviso, subendo complessivamente appena nove gol. Conclusa l'attività di allenatore, è rimasto nello staff tecnico della Reggiana. Nella storia della Reggiana ci sono state due squadre da record: nella stagione 62/63 la Reggiana di Cadè concluse la stagione con una sola sconfitta così come qualche anno dopo, campionato 70/71 alla guida di Ezio Galbiati. Una Reggiana che vinse il campionato con 58 punti frutto di 21 vittorie, 16 pareggi e una sola sconfitta, 46 reti realizzate e solo 9 subite. che concluse la stagione con la promozione. Una Reggiana formata da Boranga, Zuccheri, Giorgi, Vignando, Barbiero, Stefanello, Picella, Frisoni,Spagnolo, Zanon e Passalacqua. Per Ezio Galbiati è stata fatale una brutta caduta dalla bicicletta gli era costata la rottura di un femore. Era stato operato al Santa Maria. Un'operazione da cui non si era mai ripreso. Galbiati era uscito per andare a comprare il giornale, e mentre stava per fare l'ingresso nel cancello della sua abitazione di via Mirabello, è caduto rovinosamente per terra. Probabilmente la colpa è da attribuire a una lieve pendenza del terreno, che ha fatto in modo che l'ex numero uno della Reggiana perdesse il controllo della bicicletta. Per fermarla, quando già aveva le chiavi di casa in mano, ha perso l'equilibrio, procurandosi la frattura. Ezio Galbiati era passato alla storia per ciò che aveva fatto in maglia granata ma aveva fatto breccia nel cuore degli sportivi reggiani per la sua semplicità e l'amore per la maglia granata. Per anni era rimasto all'interno della società, dividendo il suo tempo tra la prima squadra, soprattutto sotto la gestione Marchioro e il settore giovanile. Ezio credeva molto nei giovani, in una Reggiana che doveva per forza di cose rafforzare il settore giovanile. Trascorreva quasi tutto il suo tempo sui campi di calcio e si concedeva solo qualche partita a bocce nella bocciofila adiacente ai campi d'allenamento della Reggiana. Un grande conoscitore di calcio ma anche un personaggio schivo, che aveva le persone semplici. Era impossibile non affezionarsi a Galbiati e il figlio Ivan ricorda come Renzo Corni, ad esempio, non perdeva occasione per andarlo a trovare. Sabato era venuto a Reggio Andrea Silenzi per seguire il figlio che gioca nella Berretti dell'Inter e affrontava al Mirabello la Reggiana. Pennellone aveva chiesto di Galbiati e si era ripromesso di andarlo a trovare.