Borse, un altro "venerdì nero"

MILANO Il petrolio affossa le Borse e l'Europa brucia in una sola seduta ben 236 miliardi di euro di valore. Milano (-3,13%) è la peggiore, con il differenziale Btp/Bund risalito a 143,7 punti, mentre Atene (-0,22%) è la migliore, ma il bubbone Grecia non si è ancora riassorbito e potrebbe nuovamente scoppiare come già avvenuto due giorni fa. L'oro nero ha aggiornato i nuovi minimi da metà 2009, con il Brent a 62,37 dollari/barile (-10%), mentre il Wti (West Texas Intermediate) è scivolato a 58,27 dollari (-12%). Differenziate le posizioni degli analisti sul futuro prossimo delle quotazioni petrolifere. Secondo Vincenzo Longo di Ig «la possibilità di vedere il petrolio intorno ai 50 dollari diventa sempre più concreta, anche se l'attesa di un inverno più rigido potrebbe in qualche modo tamponare il calo delle quotazioni nelle prossime settimane». Di parere leggermente diverso è Gareth Lewis-Davies di Bnp Paribas, che ritiene che «nel breve termine l'offerta sarà ancora più forte della domanda», con una imminente «creazione di nuove scorte e conseguente pressione sui prezzi del greggio». Quanto alla Grecia, la tenuta della Borsa di Atene non deve trarre in inganno. Due giorni fa si sono riaccesi i timori dopo che il capo del governo Antonis Samaras ha anticipato le elezioni presidenziali al 17 dicembre. Nel caso di una mancata elezione del presidente nei tre turni previsti (che termineranno il 29 dicembre), verranno sciolte le camere e si tornerà alle urne. Ciò potrebbe favorire l'ascesa al potere di Alexis Tsipras, leader della sinistra di Syriza, noto per le sue posizioni anti euro ed avanti nei sondaggi. Il mercato teme questa eventualità, tanto che i rendimenti sui titoli di Stato greci a 10 anni hanno ritoccato i massimi da ottobre 2013, arrivando al 9,32%. Ieri intanto l'Istat ha confermato le stime sull'inflazione: a novembre l'indice dei prezzi al consumo al lordo dei tabacchi diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,2% nei confronti di novembre 2013. Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'«inflazione di fondo» resta stabile a +0,5%; mentre al netto dei soli beni energetici, sale a +0,6%, da +0,4% di ottobre. La lieve accelerazione dell'inflazione tendenziale rispetto a ottobre - sottolinea l'Istat - deriva soprattutto dalla ripresa su base annua dei prezzi degli alimentari non lavorati e in minor misura di altre tipologie di prodotti.