Padoan: «La Ue acceleri sul piano Juncker»

ROMA Lunga vita al piano Juncker, anche se non si capisce a quando partirà e chi metterà i soldi nel fondo, lanciato dal presidente della Commissione europea, per rilanciare gli investimenti in Europa. È quel che emerge tirando le somme sui consensi in Francia e Italia (la Germania un po' più tiepida) e le dichiarazioni di Bruxelles. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan esorta a «fare presto o non se ne esce». Ma allo stesso tempo il progetto, benedetto anche dalla Bce di Mario Draghi, riceve una doccia fredda del suo stesso ideatore: «Io non ho denaro fresco», li gela da Norimberga al congresso del partito bavarese Csu, alleato della Merkel, il lussemburghese Juncker che presiede l'esecutivo europeo. «Lo dico ai romani e ai parigini, a cui tutto questo non basta», rincara la dose. «Ne parliamo il 16» in Parlamento, commenta il premier Matteo Renzi, riferendosi alla data in cui il governo tirerà le somme sul semestre europeo. La palla sul piano Juncker, che nelle intenzioni dovrebbe mobilitare sottoscrizioni per oltre 300 miliardi di euro per mettere in moto investimenti, fra pubblico e privato, da oltre 1000 miliardi, torna insomma a rimbalzare da un interlocutore all'altro, con la Ue che chiede agli stati di farsi avanti offrendo che i relativi deficit e debiti da esborso pro-investimenti siano scomputati dal Patto di stabilità. Mentre si scorge qualche divisione su come le risorse, poi, dovrebbero essere distribuite fra i Paesi. In una giornata romana dominata dall'incontro con Padoan, Moscovici ha ribadito il rinvio della decisione sul bilancio italiano e francese a marzo e plaudito alle riforme del governo Renzi: «Devo riconoscere il grande sforzo delle riforme». E d'altra parte, se è vero che rispetto ai desiderata di Francoforte nelle riforme italiane mancano ancora molte voci, Bruxelles è più pragmatica: «Non dobbiamo indicare ai Paesi la lista delle riforme da fare. L'importante è che spingano la crescita», spiega Moscovici riferendosi proprio all'Italia. Ma di fronte a un'Eurozona che «rischia un decennio perduto, forse anche di più», l'ex ministro delle Finanze francese è entusiasta del piano, una «risposta decisiva» a quella mancanza d'investimenti che è «una delle cause principali delle difficoltà di crescita». Intervenuto a fianco di Moscovici e del ministro delle Finanze francese Michel Sapin a una conferenza europea a Roma proprio sul tema degli investimenti, Padoan ha definito un quadro economico con rischi che aumentano: forte, dunque, l'esigenza di far partire il piano, chiarendo gli incentivi, i criteri per raccogliere le risorse e quelli per selezionare i progetti d'investimento meritevoli, e chiarire anche «la distribuzione fra i vari membri». Il ministro, che due giorni fa aveva chiesto chiarezza sul timing del piano Juncker auspicando possa partire entro giugno, riconosce che «ci vogliono parecchi mesi perché possa essere operativo», anche se nel frattempo potrebbe muoversi la Banca europea degli investimenti. Ma invoca anche i governi a fare la loro parte, con riforme in grado di «accrescere le opportunità d'investimento», e l'Europa, attraverso il mercato interno. Tema su cui la presidenza italiana della Ue, che sta per concludersi, si è spesa molto.