Mafia dei camion, ecco il tesoro del boss

di Tiziano Soresina wREGGIO EMILIA Ancora guai per due calabresi considerati dagli inquirenti concreti referenti della cosca Arena nella nostra regione ed anche stavolta c'entra – come nell'operazione Zarina messa a segno dai carabinieri di Reggio, con il coordinamento dell'Antimafia di Bologna – un'azienda di trasporti con sede a Isola capo Rizzuto ma con una filiale a Santa Vittoria di Gualtieri, in via Cento Violini: la "Autotrasporti Emiliana Inerti srl". Sono stati infatti denunciati per bancarotta fraudolenta il 38enne Michele Pugliese (per gli inquirenti è un vero boss conosciuto come "Michele la Papera", finito nel mirino, con tanto di manette, delle operazioni Pandora e Zarina) e il 36enne Federico Periti (di Isola Capo Rizzuto ma domiciliato a Montechio, ora in carcere a Voghera come conseguenza dell'operazione Zarina). Per gli inquirenti Periti era l'amministratore di diritto e Pugliese l'amministratore di fatto della "Autotrasporti Emiliana Inerti srl" ora fallita. Dall'indagine, avviata su delega della procura di Crotone, è emerso che gli amministratori non avevano posto a disposizione del curatore fallimentare alcun tipo di documentazione. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Crotone sono riusciti a reperire solo parte dei documenti presso un professionista che negli anni passati aveva gestito la contabilità dell'impresa. In base agli accertamenti compiuti, i finanzieri avrebbero accertato la distrazione di titoli di pagamento ottenuti a fronte di crediti vantati dalla società per circa 400mila euro in quanto gli assegni sono stati negoziati direttamente allo sportello e versati sui conti correnti personali degli indagati; la distrazione di 16 mezzi, per un valore di circa 1,3 milioni, acquisiti in locazione attraverso contratti stipulati con sette diverse società di leasing e mai restituiti al proprietario. Un mezzo è stato rintracciato nella disponibilità di una società di autotrasporti del Bolognese, il cui amministratore è stato denunciato per ricettazione. Gli automezzi sono stati sequestrati. Come nell'operazione Zarina, anche questa "costola" investigativa trae origine dall'esposto-denuncia di Enrico Bini, allora presidente della Camera di commercio. Siamo nel giugno del 2010 e si parla di fatti che riguardano l'impresa con una unità operativa gualtierese. Era gestita, prima dell'arresto, da Pugliese. Ci si interroga su chi ne continui a tirare le fila. Il legale rappresentante è Federico Periti. Quello che scoprono gli investigatori è che, in realtà, dietro di lui ci sarebbe ancora Pugliese "un affiliato di assoluto primo piano della consorteria - scriveva di lui la Dda di Catanzaro - titolare, spesso di fatto e non anche intestatario, di molteplici attività imprenditoriali con il ruolo di reinvestire nelle sue aziende i proventi illeciti della cosca". Colpito da sequestro preventivo di beni, dall'indagine "Pandora", secondo chi indaga sarebbe riuscito intestare società e altri beni a prestanome (fra cui Periti). «Sono contento che le indagini vadano avanti – commenta Bini – e che emergano delle responsabilità legate alla criminalità organizzata».