Addio ai don, i fedeli scrivono al vescovo

SCANDIANO Un trasferimento che lascia amarezza, e tristezza per il saluto di persone molto stimate. Molti fedeli scandianesi non hanno vissuto benissimo le modifiche all'organigramma delle parrocchie locali, arrivate in seguito alla forte riorganizzazione nella diocesi reggiana voluta dal vescovo Massimo Camisasca. E lo hanno fatto sapere con una lettera inviata alla Curia, dove si chiede una retromarcia che appare quantomai improbabile. Nei prossimi mesi saluteranno don Ermenegildo Milani, per tutti "don Gigi", e don Giuseppe Lusuardi, parroci del centro del paese, alla "chiesa grande" e a Santa Teresa, don Simone Bartolini, vicario parrocchiale attivo nel lavoro con i giovani della Pieve. Don Milani passa a Santo Stefano e San Giovanni Bosco in città; don Lusuardi si trasferisce a Poviglio, mentre don Bartolini diventa il vicario dell'unità pastorale di San Martino in Rio. Al loro posto arriveranno don Enrico Ghinolfi, da Quattro Castella; don Paolo Crotti, oggi vicario di Poviglio e addetto alla segreteria del vescovo. Infine il neosacerdote don Giacomo Menozzi, originario di Fogliano e ben conosciuto in zona, sarà vicario parrocchiale alla Pieve. I parrocchiani del capoluogo, in particolare, non hanno gradito l'addio forzato a don Gigi e don Giuseppe, sacerdoti che da decenni ormai animano la comunità locale, e sono stimati e apprezzati non solo dai fedeli, ma anche da molte altre realtà che con loro vengono a contatto per i più svariati motivi. Tanto che qualcuno ha deciso di scrivere alla diocesi di Reggio Emilia e Guastalla rivolgendosi direttamente al vescovo Massimo Camisasca. L'obiettivo, sottolineare il legame fra gli scandianesi e i tre sacerdoti prossimi a cambiare la loro destinazione. Della lettera si è parlato anche durante la funzione domenicale nella "chiesa grande" del paese, quando il diacono incaricato di annunciare i trasferimenti ha accennato alla missiva, pregando i parrocchiani di evitare altre iniziative del genere. L'appello al vescovo è stato forse un ultimo tentativo di far cambiare idea sugli spostamenti, guidato dall'affetto verso i parroci storici, ben integrati e conosciutissimi nella comunità. È sicuramente un atto inusuale, tanto da venir segnalato durante la messa più affollata della settimana, ma difficilmente potrà mutare le variazioni di ruolo previste dalla diocesi. (adr.ar.)