Il grido di Francesco «Se non c'è il lavoro non c'è la dignità»

CAMPOBASSO Ci sono soprattutto le emergenze del lavoro, la disoccupazione giovanile vista come «una sconfitta per l'umanità», il dolore per la perdita di «dignità» patita da chi «non può portare il pane a casa», nel panorama della visita pastorale di papa Francesco in Molise, la sua quinta in Italia. Il Pontefice, da Campobasso, ha lanciato un appello per un vero e proprio «patto per il lavoro», mettendo insieme le varie forze locali in una prospettiva di solidarietà e con una strategia concordata a livello nazionale. Il Papa ha voluto sollecitare al «coraggio» e alla «speranza» in particolare i giovani, in una realtà periferica come il piccolo Molise, soli 300mila abitanti, nella quale si riassumono molti dei drammi nazionali. Prima fra tutti la disoccupazione, che con le tante aziende in crisi nel Basso Molise conosce nella regione un picco esponenziale. E il tema del lavoro è tornato in tutti gli appuntamenti, sia negli incontri nel capoluogo, sia nell'abbraccio con i giovani al santuario di Castelpetroso. Persino nella proclamazione dell'Anno giubilare celestiniano dalla piazza della cattedrale di Isernia, definito da Bergoglio «non una fuga dalla realtà», ma una risposta evangelica e di misericordia che dia «forza di rinnovamento dei rapporti sociali, forza di progettazione per un'economia diversa, che pone al centro la persona, il lavoro, la famiglia, piuttosto che il denaro e il profitto». Incontrando, subito al suo arrivo, il mondo del lavoro e dell'industria all'Università del Molise, il Papa ha voluto unire la sua voce «a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche qui un "patto per il lavoro"». «Ho visto che nel Molise - ha sottolineato - si sta cercando di rispondere al dramma della disoccupazione mettendo insieme le forze in modo costruttivo». Ha esortato anche a «conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia», definendo questo un punto «critico», che «ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico». E ha posto l'accento sul fatto che la domenica sia «libera dal lavoro» per «affermare che la priorità non è all'economico, ma all'umano». «Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà», ha osservato. Rispetto poi alla drammaticità della situazione di tanti disoccupati, diventati i nuovi poveri, Bergoglio ha sottolineato con toni accorati che «il problema è non portare il pane a casa, questo toglie la dignità. Il problema più grave non è la fame, è la dignità: dobbiamo difenderla e la dà il lavoro». Non è mancato, da parte del Pontefice, un invito a «rompere gli schemi», come atto di «creatività» per guardare al futuro, così come il richiamo a «uno sviluppo che sappia rispettare il creato», con un'esplicita condanna alle deforestazioni nella sua America Latina. Anche nella messa nell'ex stadio Romagnoli, dinanzi a 80 mila persone (300 mila i fedeli nelle varie tappe), sollecitando a una «cultura della solidarietà», il Papa ha ricordato ancora la «piaga» della disoccupazione, che «richiede ogni sforzo e tanto coraggio da parte di tutti». Una sfida, quella del lavoro, che interpella «la responsabilità delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e finanziario». Bergoglio ha poi pranzato con i poveri nella nuova mensa della Caritas, quindi al santuario di Castelpetroso ha incontrato i ragazzi di Abruzzo e Molise, levando ancora la sua voce perché i giovani non debbano essere i più penalizzati dalla crisi. «Una generazione senza lavoro è una sconfitta futura per la patria e per l'umanità», è stato il suo appello. «È triste trovare giovani "né-né"» - ha proseguito -: né studiano, né lavorano. Non possiamo rassegnarci a perdere una generazione che non ha lavoro, e per questo non ha dignità». A Isernia, infine, il Papa ha visitato in carcere i detenuti («lei è il nostro Papa rock», gli hanno detto). E proclamando l'Anno giubilare a 800 anni dalla nascita di Celestino V, il molisano Pietro da Morrone, il Papa del «gran rifiuto» - che ha messo in parallelo anche con la figura di Francesco d'Assisi -, l'ha posto sotto l'egida della «misericordia», come «profezia di un mondo nuovo, in cui i beni della terra e del lavoro siano equamente distribuiti e nessuno sia privo del necessario».