Coopsette, arrivano i soldi per la Tav

Le grane giudiziarie di Coopsette mettono un freno al progetto di fusione che la coop di Castelnovo Sotto aveva annunciato in pompa magna in primavera con la consorella reggiana Unieco. La nascita di Unisette - nuovo brand che punta a scalare la classifica dei general contractor italiani - è stata prorogata al 2015. I tavoli preliminari di concertazione e studio del progetto, previsti inizialmente in questi giorni, sono stati rimandati a fine 2014. Troppo incerta li vicenda dell'appalto di Firenze, senza dimenticare il nuovo sequestro del resort sul Lago di Garda. di Enrico Lorenzo Tidona Dopo una trattativa serrata, durata alcune settimane, è stato firmato in questi giorni a Reggio l'accordo integrativo tra Nodavia e le banche creditrici, pronte ora ad erogare le linee di credito necessarie per continuare a finanziare il maxi appalto da 770 milioni di euro relativo alla costruzione dello snodo della Tav di Firenze. Nodavia, controllata al 70% dalla Coopsette di Castelnovo Sotto, torna perciò a galla dopo aver ottenuto nei mesi scorsi l'omologa del piano di ristrutturazione dei debiti. SOLDI IN CASSA. Il piano di rientro approvato dal tribunale di Reggio, rappresentava solo una parte del rilancio del progetto. Alla finestra, infatti, ci sono un centinaio di fornitori che verranno saldati con le risorse concesse dal ceto bancario. Si tratta di un'ulteriore proroga del precedente accordo di moratoria, sottoscritto nello studio Sutich-Barbieri–Sutich (legali di Nodavia) da Fercredit, Unicredit e Mps, banche che contano la maggiore esposizione nei confronti di Nodavia. L'esposizione finanziaria della società resta molto alta: a fine 2012 i debiti toccavano già i 190 milioni di euro, livello rimasto praticamente immutato: 62 milioni vantati dai fornitori, 40 milioni dalle banche e altri 80 milioni tra acconti e partite sospese con le controllate. IL CANTIERE INFINITO. L'ultimo vero ostacolo è rappresentato però dalle vicende giudiziarie che hanno investito Nodavia, ancora sotto indagine nell'inchiesta che nel gennaio del 2013 portò alla messa sotto accusa di 31 persone per reati che vanno dalla gestione abusiva dei rifiuti, alla truffa, alla corruzione e all'associazione a delinquere. Un sistema di malaffare che girava attorno al cantiere - secondo la procura di Firenze - e in grado di gonfiare i compensi a tutto vantaggio delle ditte. Vicende che hanno portato a un grosso ritardo nei lavori: la consegna dell'opera era stata già prorogata a fine 2019. Ad oggi, però, è ripresa solo la costruzione della stazione disegnata dall'archistar Norman Foster. Resta invece al palo lo scavo del tunnel di attraversamento destinato al passaggio dei treni ad alta velocità. NUOVI SOCI. Per puntellare i conti ed evitare un ulteriore logoramento sul piano finanziario, Coopsette starebbe valutando la cessione di una quota delle azioni di Nodavia. Una soluzione che permetterebbe un parziale disimpegno grazie all'entrata di partner pescati sempre nel mondo delle costruzioni. ANCORA DIMISSIONI. Il riassetto societario giungerà dopo le dimissioni presentate in questi giorni da Rocco Magri, dirigente di Coopsette che a fine 2013 aveva sostituito Furio Saraceno, ex presidente di Nodavia, indagato nell'inchiesta fiorentina. Magri era stato messo a capo dell'azienda per poter dare un segnale di cambiamento anche alla procura, in attesa di uno sblocco della vicenda giudiziaria. A pochi mesi dal suo insediamento, però, ha deciso di fare marcia indietro.