Il gip: «Riga e Corsi, uno contro l'altro»

di Tiziano Soresina Nell'ordinanza emessa dal gip Antonella Pini Bentivoglio dopo gli interrogatori di garanzia della 70enne Anna Maria Corsi (funzionaria in pensione dell'Agenzia delle Entrate) e del 41enne Attilio Riga (funzionario, invece, ancora in attività nell'ufficio pubblico) viene specificato un aspetto importante: le posizioni dei due indagati sono incompatibili, in soldoni si accuserebbero a vicenda. Una valutazione a cui gli avvocati difensori Claudio ed Annalisa Bassi (fra l'altro padre e figlia che sono stati nominati congiuntamente come legali) hanno ieri ottemperato, divaricando drasticamente le strategie. D'ora in avanti infatti il legale Claudio Bassi assisterà Riga, mentre l'avvocatessa Annalisa Bassi difenderà solo la Corsi. I due indagati – ora agli arresti domiciliari dopo 4 giorni in cella – sono accusati, in concorso, di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico e rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio. Il pm Giulia Stignani – che coordina le indagini dei carabinieri – ritiene Corsi e Riga due "ingranaggi" di un meccanismo di mazzette a fronte di accertamenti fiscali da cancellare od attenuare, il tutto per mezzo di accessi illeciti nel sistema informatico dell'Agenzia delle Entrate. Da parte sua il 41enne ha parlato di quegli accessi come favori all'ex collega ora in pensione, che l'avrebbe aiutato molto in passato. E nell'ordinanza il gip ha detto cose interessanti, in particolare sulla posizione di Riga, invitando in pratica il pm a verificare quanto dicono le persone tirate in ballo, in sua difesa, dal dipendente dell'Agenzia delle Entrate che nell'interrogatorio ha ammesso di essere stato in contatto con la Corsi e di aver fatto alcuni accessi informatici ma non con l'intento di modificare o stravolgere gli esiti dei relativi accertamenti fiscali, in quanto Riga dice di essersi limitato a consulenze lecite, indicando poi gli uffici competenti a cui rivolgersi oppure ad un consulente esterno. Colleghi e consulente che hanno un nome ed un cognome: il giudice suggerisce, quindi, di sentirli come testimoni, per inquadrare ancor meglio la vicenda. Invece la Corsi ha ammesso di essersi interessata delle vicende fiscali di tre commercianti in difficoltà (due ristoratori ed un parrucchiere) ma solo per amicizia, senza tornaconti economici, dando solo dei consigli. E prende pure le distanze sui 10mila euro che secondo la procura spuntano per "sistemare" la pratica del locale "Il gioco dell'oca".