ECCO PERCHE' LE CITTA' SONO PIU' INSICURE

di PIERO INNOCENTI La sicurezza per i cittadini continua ad essere, giustamente, un tema importante nell'agenda quotidiana dell'informazione e del dibattito pubblico. L'argomento, tuttavia, non sempre viene trattato in maniera approfondita e, quindi, credo sia fondamentale migliorare la comprensione di un aspetto così rilevante della vita sociale. Già in passato ho scritto sul punto evidenziando, tra l'altro, l'esigenza di dare adeguate risorse umane e finanziarie alle due forze di polizia a competenza generale ( polizia di stato e carabinieri), per troppo tempo "dimenticate" dai vari Governi degli ultimi anni e vittime di una vergognosa spending review. Quindi la prima cosa da fare è chiedere e ottenere il ripianamento degli organici del personale degli uffici e comandi periferici delle forze di sicurezza. Senza la loro presenza visibile e operosa sulle strade, la sicurezza pubblica diventa un concetto evanescente, la prevenzione dei reati fiacca, la repressione scadente. Aumenta, poi, e si diffonde, il senso di insicurezza e il distacco dei cittadini dalle istituzioni. Servono a ben poco i "documenti di intenti" e i "protocolli sulla sicurezza" che, di tanto in tanto, si firmano qua e là, i "tavoli permanenti" che si annunciano per "monitorare e pianificare le misure di contrasto". Queste sono attività (strategiche e tattiche) che spettano alle autorità provinciali e locali di pubblica sicurezza (prefetti, questori, sindaci). La "partecipazione" alla sicurezza dei cittadini c'è già ed è collaudata anche in gran parte delle nostre città. Che ci sia in giro, tuttavia, una comprensibile preoccupazione che deriva dalle aumentate attività delittuose (predatorie, in particolare), è sotto gli occhi di tutti ed è altrettanto evidente che l'unica risposta da dare è quella di un reale coordinamento delle forze di polizia territoriali attuando sistematici, cadenzati servizi di controllo del territorio urbano ed extraurbano, coinvolgendo la polizia stradale e le polizie municipali. Altrimenti la situazione generale è destinata a peggiorare (e non perché c'è la crisi e aumenta la povertà!). Basta dare uno sguardo all'andamento della delittuosità in Italia negli ultimi sette anni. Dai 2.709.888 delitti denunciati nel 2008 dalle forze di polizia territoriali alle varie Procure della Repubblica si è passati ai 2.763.012 del 2011, ai 2.868.726 del 2013. Se, poi, analizziamo alcuni dati statistici relativi al primo trimestre del 2014 si rileva come il trend sia in aumento. Infatti, sono 643.694 i delitti del periodo in esame del corrente anno, contro i 689.576 dello stesso periodo del 2012 e i 698.506 del 2013. Sono 362.321 i furti nel 2014 ossia uno 0,9% in più rispetto all'analogo periodo del 2012 e di questi 59.699 in abitazioni (+8,2% rispetto al 2012). 9.910 il totale delle rapine e di queste ben 765 quelle in casa, 175 nelle banche e 1.713 nei negozi. L'azione di repressione ha portato a segnalare all'autorità giudiziaria 623.694 persone (-9,6% rispetto al 2012), di cui 75.423 stranieri. Occorre, infine, fare qualcosa di più concreto per contrastare quello stato di demoralizzazione o, peggio ancora, di rassegnazione che concorre ad accentuare l'insicurezza della gente e che deriva da tutte quelle manifestazioni di degrado e di inciviltà che si possono rilevare in molte zone, non solo periferiche, delle nostre città. ©RIPRODUZIONE RISERVATA