«Non erano soldi per la campagna elettorale»

di Tiziano Soresina wREGGIO Solo una gran voglia di fare in fretta in tribunale avvalendosi della facoltà di non rispondere davanti al gip Antonella Pini Bentivoglio, cercando parallelamente di driblare il più possibile cronisti e fotografi grazie alla "scorta" dei rispettivi avvocati difensori. Stiamo parlando degli ultimi tre interrogatori di garanzia in programma ieri – alla presenza del pm Giulia Stignani, titolare dell' inchiesta – che hanno completato il "quadro" dei cinque indagati raggiunti da misure restrittive nell'ambito della clamorosa inchiesta sulle mazzette all'Agenzia delle Entrate. Il primo "passaggio giudiziario" ha riguardato la 55enne Giovina Palazzo, dipendente dell'Agenzia delle Entrate (si occupa di agevolazioni sugli immobili) che è accusata di accesso indebito ai sistemi telematici "Serpico" dell'ufficio pubblico. Assistita dai legali Alessandro Conti e Sergio Barbieri, la 55enne ha optato per il "mutismo" in aula. L'indagata se ne va in fretta, mentre l'avvocato Conti spiega ai giornalisti che la sua assistita ha ammesso di aver qualche volta fatto accesso indebito al Serpico su richiesta dell'ex funzionaria Anna Maria Corsi (ora in carcere), ma di non aver mai pensato che dietro a questi "inviti" si nascondessero secondi fini loschi o giri di mazzette. Ha spiegato che gli accessi proibiti hanno riguardato in particolare il ristorante Amarcord ed i tre componenti della società che stava acquisendo l'attività. Lei ha eseguito, fornendo i dati richiesti, senza chiedere il perché. «La sua -– ha rimarcato l'avvocato Conti – è stata una leggerezza non permessa ad una dipendente dell'Agenzia delle Entrate, comunque la sua posizione è del tutto marginale come confermano le dichiarazioni dei coindagati». Conti ha chiesto al gip che il divieto di entrare nel Reggiano sia revocato (la donna è attualmente a Carpi, in albergo). Stesso copione nell'interrogatorio dei coniugi Gabriele Beltrami (70enne architetto e politico) e Vanna Montanari (imprenditrice edile di 61 anni). Bocche cucite come "pianificato" con i difensori Nicola Tria e Paolo Pierdicca. Al termine, davanti ai taccuini, parla l'avvocato Tria «Preferisco valutare tutte le carte – ha spiegato – e semmai dopo chiederemo di essere ascoltati direttamente dal pm Stignagni. I miei assistiti mi hanno ribadito di aver fatto tutto per amicizia, e che non si è mai parlato di denaro. Non è scontato – precisa – che quanto hanno fatto abbia davvero un rilievo penale. In ogni caso la situazione della moglie è tutta da dimostrare». E i 10mila euro che i ristoratori di Bagnolo avrebbero dovuto pagare per "sistemare" la pratica? La Corsi sostiene che quei soldi sarebbero potuti servire per la campagna elettorale del candidato sindaco Beltrami. «Non mi sembra che le cose stiano così» si limita a replicare Tria. Anche per i coniugi è stata chiesta la revoca del divieto di dimora nel Reggiano. Il gip deciderà per tutti entro 5 giorni.