Piccoli e grandi salumifici in crisi

Reggio non è terra di salumifici di grandi dimensioni, salvo qualche eccezione, anzi due e di grande prestigio. Il resto è fatto da una serie di medi e piccoli salumifici, alcuni dei quali poco più che laboratori artigianali, in cui lavora la famiglia o al massimo qualche dipendente. Ma la crisi del settore denunciata da Lisa Ferrarini, (titolare assieme ai fratelli dell'omonimo impero agroalimentare), ma anche presidente dell'Assica (Associazione degli industriali della carne e dei salumi), colpisce anche loro, con una contrazione dei consumi e prezzi che lascia poco spazio ai guadagni. «E se ci sono, finiscono tutti in tasse» è quello che ci siamo sentiti rispondere in queste piccole realtà dove molto della produzione è destinato al consumo locale e al territorio nazionale, mentre pochissima produzione finisce oltre frontiera. In occasione dell'assemblea annuale dell'Assica, che si è svolta nei giorni scorsi, il presidente Lisa Ferrarini ha fornito un quadro del settore dei salumi che ha mostrato a fine 2013 un calo della produzione dell'1.5% e un calo di fatturato nel settore dello 0.5%, pur in presenza di un aumento dei prezzi, rispetto all'anno precedente. Il settore nel suo complesso ha anche fatto segnare una diminuzione dei consumi generalizzata in tutte le tipologie (se si eccettua il prosciutto cotto aumentato dello 0.2% e dei wurstel) e complessivamente ha fatto registrare un - 2% con un consumo procapite che da 18.3 è passato a18 kg. L'unico punto di forza, in quello che Lisa Ferrarini, ha definito "l'anno più difficile della crisi", resta l'export non solo verso i paesi europei ma anche verso i paesi terzi. Ma ciò che manca soprattutto ha denunciato il presidente dell'Assica «è la capacità del nostro paese di debellare alcune malattie come la peste suina e la vescicolare che finiscono per limitare i prodotti esportabili». La situazione nel Reggiano, come detto si presenta a macchia di leopardo. Al Nuovo salumificio Colli Carlo di San Polo d'Enza, che occupa cinque persone, Antonella di Pietro non si lamenta. «Per noi - spiega - sta andando abbastanza bene e la nostra produzione di culatello con cotenna, fiocco con cotenna e il salame, che sono i nostri tipi di prodotti, incontrano il favore dei consumatori. La qualità premia e noi abbiamo clienti fidati che da anni si rivolgono a noi da tutta Italia». Cambia la fotografia al salumificio del Buongustaio di Arceto di Scandiano, dove la contitolare Cesarina Soru ci dice invece che «la situazione è pesante. Si lavora per tenere aperto per i nostri figli». «In verità - conclude - lavoriamo per la gloria. Siamo in quattro a lavorare e poi ci arrivano da pagare 32mila euro di Irpef. La richiesta di prodotti c'è, ma non resta niente». Più o meno la stessa situazione la troviamo al Salumificio Morini di Albinea, dove Lisa Giacopini amette che «la crisi si avverte sia nei salumifici sia nei macelli. Soprattutto in quelli come nel nostro caso che lavorano per il pubblico e per l'ingrosso e in particolare per i ristoranti che sono quelli a risentire maggiormente della crisi». Roberto Fontanili