Sopralluogo sulla frana da 9 milioni di metri cubi

COURMAYEUR Dietro la frana da 400mila metri cubi in bilico dal Monte di La Saxe si nasconde un mostro ancora più pericoloso: un intero versante della montagna, intriso di acqua, rischia di far precipitare a valle fino a 9 milioni di metri cubi di roccia e pietre. È questo lo scenario di medio periodo che rende particolarmente calda l'emergenza di Courmayeur, secondo il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, giunto ieri in Val d'Aosta per vedere di persona lo smottamento che negli ultimi giorni ha accelerato la sua corsa e che la scorsa notte, in poche ore, ha scaricato 20mila metri cubi di detriti. «È una frana complicata - ha ammesso Gabrielli, dopo aver sorvolato la montagna ferita - non solo per le centinaia di migliaia di metri cubi che a breve si disgaggeranno, ma soprattutto per una paleo-frana di circa 8-9 milioni di metri cubi che sta interessando questa zona da 15 anni». L'allarme rosso deriva dal rischio che corre il vicino collegamento internazionale del traforo del Monte Bianco, un'arteria strategica che collega l'Italia con l'Europa, attraverso la Francia, e che in questi giorni viene chiusa a singhiozzo nei momenti di maggiore criticità. «È una delle frane più monitorate d'Italia - ha aggiunto Gabrielli - e al di là del fatto che insiste su un piccolo aggregato urbano, essa può avere complicazioni perché siamo a ridosso dell'imbocco del traforo del Monte Bianco e basterebbe anche un crollo intermedio, non solo quello più grande, per bloccare la viabilità internazionale per chissà quanto tempo». In un desolante scenario italiano in cui il rischio idrogeologico è una ferita che conta 2 milioni di frane e che, per essere rimarginata, esigerebbe investimenti di almeno 40 miliardi di euro, la gestione dell'emergenza a Courmayeur secondo Gabrielli è «un bell'esempio di protezione civile» in cui c'è «molta attenzione per gli aspetti della prevenzione». «Stiamo utilizzando le tecnologie più avanzate», gli ha fatto eco il presidente della Regione Valle d'Aosta Augusto Rollandin. La priorità è ora data agli 80 sfollati del villaggio di La Palud, tra cui anche albergatori e commercianti, che dall'8 aprile non possono più rientrare nella zona rossa. La complessità della situazione, ancora in piena evoluzione, non consente di fare previsioni: «Nessuna persona dotata di buon senso può stabilire tempistiche, modalità e quantitativi, nessuno sa quando la frana si disgaggerà completamente», ha avvertito Gabrielli che non ha voluto alimentare illusioni. Nel frattempo ieri sono partiti i lavori che costeranno circa 6 milioni di euro per la costruzione del vallo di protezione ai piedi del Monte di La Saxe lungo 750 metri, largo 20 e alto fino a 11 che dovrà proteggere l'abitato, almeno dai crolli fino a una certa entità. «Il messaggio che deve partire è che Courmayeur non è off limits perché la frana è iper monitorata e si può venire qui in estrema sicurezza», ha enfatizzato il capo della Protezione civile.