«Ho chiuso gli occhi, mi è andata bene»

A Gianmarco Remondina, tecnico della Carrarese ed ex centrocampista granata, era andata decisamente meglio l'anno scorso quando era alla guida della Feralpi Salò. Ieri ha pagato dazio: a tempo scaduto. Se finiva tre a zero il primo tempo forse non c'era nulla da dire, decisamente più equilibrata la ripresa. Poi? «Poi siamo stati ingenui nell'ultima occasione di gioco quando non abbiamo letto bene quella palla che arrivava sul secondo palo. E' la fotografia dei problemi che abbiamo in questo momento. Però devo dire che la squadra nel secondo tempo non mi è dispiaciuta. Abbiamo fatto una partita di attenzione come non capitava da un po' di tempo». Addirittura ad un certo punto avete preso in mando il pallino del gioco. «Questa è l'altra nota positiva. E' la dimostrazione di come la squadra, alla distanza, può uscire. Poi è logico che se prendi un gollettino come quello che abbiamo subito, disturba perchè va ad offuscare il grande impegno che ha messo la squadra». Secondo la sua analisi, bene la Reggiana nel primo tempo o male la Carrarese? «Bene la Reggiana. E' partita forte perchè voleva a tutti i costi la vittoria e ha avuto le occasioni per passare in vantaggio ma anche noi ci siamo fatti valere. Il rammarico è che quando pensavamo di avere portato in porto il pareggio è arrivato il gol della Reggiana e su una palla inattiva. Peccato». (c.f.) REGGIO La prima rete da professionista di Davide Cais è giunta a tempo scaduto e ha dato alla Reggiana 3 punti importanti per continuare a sperare nei playoff e, probabilmente, per salvare la panchina di Battistini. Proprio all'allenatore il ragazzo dedica la rete, nonostante finora abbia avuto meno spazio di quel che sperava. « Se debbo aprire il blocchetto delle dediche – dice l'attaccante si scuola atalantina – metto al primo posto i miei genitori: mi hanno sempre seguito ed erano in tribuna anche stavolta. Poi i miei compagni e l'allenatore che non merita di essere posto in discussione per come sta lavorando». La prima rete da professionista come la racconta? «Non è che me la ricordi benissimo, ho visto arrivare la palla dopo una spizzicata di testa, l'ho controllata di petto, ho fatto un saltellino per tenerla bassa, ho chiuso gli occhi e calciato. E' andata bene, poi una gioia, un'emozione indescrivibile». Cais non ha difficoltà ad ammettere che in estate, al suo arrivo a Reggio, sperava di avere un maggior minutaggio, ma non fa polemica: «Diciamo che davanti a me nella gerarchia ho attaccanti come Ruopolo e Anastasi che la categoria già l'hanno fatta, hanno maggior esperienza di me, io continuo il mio percorso di crescita». Preferisce giocare con un altro attaccante in coppia, anche se questo la obbliga a svariare un poco, o agire da punta unica? «Meglio a due, per poter sfruttare la sponda di Anastasi o Ruopolo, anche perché da punta unica rischio di soffrire la maggior fisicità ed esperienza dei difensori, visto che per me si tratta della prima volta in un campionato vero». Nel primo tempo la Reggiana ha costruito e sciupato diverse occasioni, la ripresa è stata un poco un pianto sotto il profilo del gioco, c'è una spiegazione? «Non lo so, forse manchiamo di freddezza, di serenità sotto porta, anche se in settimana lavoriamo per arrivare a rete, poi ad un certo punto può essere che subentri una certa tensione per il risultato che non viene». Possono aver influito, in settimana, quelle voci su di un possibile cambio della guida tecnica? «No, l'allenatore ci ha tranquillizzato, cercato di portare serenità. Ci siamo allenati bene, pensando solo a preparare al meglio la partita per vincerla; dunque tenendo fuori dallo spogliatoio gli... spifferi». A questo punto del campionato quale può essere l'obiettivo della Reggiana? «Quello di inizio stagione, provare a raggiungere un piazzamento entro le prime nove, per me i play off sono ancora raggiungibili». Confida di essersi guadagnato uno spazio maggiore? «Ovviamente, ma tutti teniamo a giocare ed a fare bene, poi le scelte le fa il mister». Quando è entrato, Battistini cosa le ha detto? «Di fare quel che mi sentivo, di provare a portare un certo casino per scompaginare la difesa avversaria». Luigi Cocconcelli