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Per comprendere il clima politico di quegli anni basta una sequenza del film "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto", girato nel 1974 da Lina Wertmeller. Il marinaio interpretato da Giancarlo Giannini apostrofa la sua datrice di lavoro (Mariangela Melato) con un insulto, "puttana socialdemocratica", che tocca l'apice non nel primo, ma nel secondo epiteto. La battuta si spiega con il fatto che, per i protagonisti delle lotte studentesche del 1968 e dell'autunno caldo operaio del 1969, il riformismo era un nemico da battere, più subdolo e pericoloso del fascismo. Molti, anzi, vedevano nello stesso Partito comunista italiano la nuova socialdemocrazia, pronta a cavalcare il movimento, ma per orientarlo entro i binari della legalità, della "via italiana al socialismo" e, dopo il colpo di stato in Cile, del compromesso storico con la Democrazia Cristiana. Tuttavia fra gli studenti reggiani i giovani comunisti erano stati i primi ad essere trascinati dal vento rivoluzionario che soffiava sulle università. A Reggio alcuni di essi avevano fomentato il conflitto nelle fabbriche, scontrandosi duramente con il sindacato e con il partito. Quindi il gruppo guidato da Alberto Franceschini era stato espulso nel 1969 dalla Fgci, la federazione giovanile del Pci, dopo avere dato vita all'esperienza dell'appartamento, porto di mare frequentato da giovani di varie tendenze, dai cattolici di One Way (antesignana di Comunione e Liberazione) agli anarchici. Fu l'inizio di una forsennata rincorsa a sinistra con la creazione del Collettivo politico metropolitano, di Sinistra proletaria e infine delle Brigate Rosse, fondate nell'agosto del 1970 a Costaferrata, fra Pecorile e Casina. Ma la nostra provincia non era il terreno d'azione ideale. Franceschini e gli altri sette reggiani che facevano parte del nucleo storico delle Br scelsero d'agire nel triangolo industriale, fra Milano, Genova e Torino, dove si trovavano le grandi fabbriche e il Pci non esercitava, come da noi, un controllo capillare sulle attività politiche. Reggio rimase solo una retrovia, dove compiere rapine e cercare nuovi adepti. Tuttavia la pratica della lotta armata isolò le Br non solo dal Pci, ma soprattutto dalle masse giovanili, restie a farsi trascinare in quell'avventura. Le stesse formazioni extraparlamentari condannavano le azioni provocatorie e preferivano organizzare grandi manifestazioni e scioperi, spesso insieme alla Fgci. La divisione era fra chi voleva la sollevazione della grande maggioranza del popolo con metodi sostanzialmente non violenti e chi credeva all'iniziativa di piccole minoranze capaci di dare l'esempio impugnando le armi. L'incubo degli attentati fascisti e del possibile colpo di stato accelerò la spinta di alcuni verso il terrorismo. Nella nostra città era attivo dalla metà degli anni Sessanta il Pcd'I, il partito comunista marxista leninista di ispirazione stalinista e maoista. Lo guidava l'anziano scultore Ferruccio Orlandini. I suoi membri, fra cui qualche studente, si limitavano ad esibire i distintivi di Mao e a diffondere attraverso varie pubblicazioni il verbo della rivoluzione culturale cinese. I giovani, in quel periodo, erano attratti piuttosto dalla rivoluzione sessuale e psichedelica importata dagli Stati Uniti con la beat generation e gli hippies. Non mancavano le frange anarchiche, mentre raccoglieva consensi anche la sinistra uscita dal partito socialista per fondare lo Psiup (partito socialista di unità proletaria). Fu con l'esplodere della contestazione studentesca che nacquero i gruppi più consistenti. A Reggio si attuò una convergenza fra i cattolici del dissenso, guidati da Adriano Vignali, e i comunisti del Manifesto radiati dal Pci. Potere Operaio, attivo con Franco Berardi detto Bifo all'università di Bologna frequentata da molti reggiani, rimase sempre marginale. Mise le radici nella nostra città, invece, la "cugina" Lotta Continua, di orientamento più libertario e movimentista, che trovò il suo leader in Luigi Pozzoli, uno studente milanese il quale, dopo la laurea, insegnò materie letterarie nei corsi per lavoratori studenti. La sua prima sede fu in via Emilia San Pietro, nello stesso palazzo del celebre appartamento. Presto, però, si trasferì in via Franchi, da dove, nella prima metà degli anni Settanta, organizzava scioperi e manifestazioni nelle scuole superiori. Pozzoli, che è morto alcuni anni fa, dovette gestire la crisi gravissima in cui Lc precipitò con l'assassinio di Alceste Campanile. Non ebbe dubbi, insieme ai suoi compagni, ad addossarne la responsabilità ai fascisti. Intanto però le accuse del padre Vittorio Campanile provocarono interrogatori e indagini, finite nel nulla, a carico degli amici di Alceste (primo fra tutti Bruno Fantuzzi, allora espulso dal Pci) e dell'avvocato (e poeta) Corrado Costa, che difendeva i giovani di estrema sinistra. Contribuivano ad alimentare tali sospetti il definitivo smascheramento delle Brigate Rosse dopo l'arresto dei capi Renato Curcio e Alberto Franceschini avvenuto nel 1974 e, soprattutto, il sequestro e l'uccisione di Carlo Saronio da parte del Fronte armato rivoluzionario operaio a cui aderiva il reggiano Franco Prampolini. Fra gli altri gruppi aveva avuto un certo seguito l'Unione dei marxisti-leninisti, filocinese ma estranea al Pcd'I, che diffondeva il giornale Servire il popolo. A Reggio aveva i suoi leader, entrambi rientrati ben presto nell'alveo parlamentare, in Ildo Cigarini, attuale presidente di Boorea, e in Walter Ganapini, figura di primo piano del movimento ambientalista. Proprio fra il 1975 e il 1976 incominciarono da viale Ramazzini le trasmissioni di Radio Tupac da parte di giovani studenti e operai di varia estrazione, fra cui militanti di Autonomia operaia e anarchici. Incominciò come radio libera, poi si orientò sempre più verso il recupero dei valori della tradizione comunista e della Resistenza. Perciò criticava le Br, ma non condannava la lotta armata, che sembrava si stesse sviluppando fiancheggiata dal movimento di massa che ebbe il suo epicentro nel 1977 all'università di Bologna. Ebbe spesso come ospite il cantautore Pierangelo Bertoli. Ben presto fioccarono le denunce. Il 2 febbraio 1978 vennero arrestati con l'accusa di associazione sovversiva i suoi principali esponenti, fra cui Vainer Burani, il futuro avvocato. Tutti furono assolti. Quell'anno, però, il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro spazzarono via quanto restava dell'area rivoluzionaria di estrema sinistra. Nel 1979 vennero sequestrate le attrezzature di radio Tupac, la cui redazione fu costretta a sciogliersi. Luciano Salsi