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che ha già dichiarato di sposare l'agenda Monti e affidato al Professore, in vesti di re taumaturgo, la scelta su numero, e composizione, delle liste. Il nodo è costituito dai rapporti con il Pd. Invocando il superamento della distinzione destra/sinistra a favore di quella Europa/cambiamento, Monti ha operato un'incursione anche sul terreno della sinistra. Ricordando la presenza di Sel nella coalizione e al vicinanza al partito di Bersani della Cgil, in realtà sempre più plurale al suo interno tra dirigenti e iscritti, Monti ha fatto capire che se prevalessero le posizioni di Vendola e Camusso, l'alleanza tra centro e Pd, unico orizzonte possibile per dare stabilità alla prossima legislatura, non potrebbe realizzare i punti del suo memorandum. Ma quell'alleanza non ha alternative: si tratta di capire quali saranno i rapporti di forza che usciranno dalle urne. Il Professore sembra, dunque, affidare ai risultati delle elezioni il suo futuro e quello della coalizione tra centro e sinistra. Se il Pd non ottenesse la maggioranza al Senato o se i rapporti di forza alla Camera fossero meno scontati di quanto dicano oggi sondaggi e proiezioni in seggi, allora, complice le resistenze dei centristi a governare con Vendola, potrebbe sperare in un incarico da Napolitano. Magari contando su una quinta colonna montiana all'interno del Partito democratico. La "strana" via imboccata da Monti conferma l'esistenza di un anomalia tutta italiana, con i tecnici che diventano politici al momento di tornare nei ranghi, determinata sia dalla natura dell'offerta che dalla frammentazione della domanda politica. Una parte rilevante della borghesia italiana e del mondo cattolico cerca rappresentanza dopo la disastrosa delega al berlusconismo e al leghismo. Il tentativo di riempire quel vuoto è all'origine della scelta del Professore, pressato incessantemente da forze che riconoscono l'impossibilità di governare senza il Pd ma non si rassegnano a riconoscerlo come guida della coalizione. E intendono marcare il carattere temporaneo e competitivo della collaborazione. Il "passo in avanti" di Monti apre, dunque, una campagna elettorale caratterizzata dalla competizione interna alla futura coalizione di governo. Il Pd deve rassicurare l'Europa e i mercati ma al contempo non può schiacciarsi troppo sull'agenda Monti, almeno su welfare e politica economica. In caso contrario, perderebbe voti verso l'estrema sinistra, l'astensione o i grillini. Non è un caso che Bersani ribadisca che la sua linea prevede più equità e diritti oltre che lavoro; e prometta di non fare sconti se, come pare, Monti sarà parte in causa e competitore insidioso. La sfida per determinare il segno politico della maggioranza di necessità è appena cominciata.