LA PARABOLA DEL CAVALIERE DI ARCORE

di FRANCESCO JORI Da Berluskaz a Berluskamen. Dagli sfottò di Bossi del '96 alle vignette di Giannelli dei giorni nostri, la parabola del Cavaliere si condensa in una sola immagine: una caricatura. Lui stesso in prima persona sta contribuendo a rinforzarla con sforzi degni di miglior causa. Dà una spallata a Monti accusandolo di aver fatto guasti tremendi, e un paio di giorni dopo lo propone come leader del suo schieramento alle elezioni. Proclama la sua fede nell'Europa, ma il capogruppo del Pdl a Strasburgo e altri suoi colleghi si dissociano da lui. Esce dalla riunione del Ppe a Bruxelles annunciando che tutti l'hanno coccolato, ma il leader del partito nell'Europarlamento gli rinfaccia di aver commesso un grave errore a sgambettare il governo, e condanna seccamente il suo populismo. Spiega che lo spread è un imbroglio, ma non spiega perché; e come potrebbe? A metà novembre 2011, lui regnante, i Btp decennali erano costretti a offrire il 7,07 per cento per trovare qualcuno disposto a comprarli; oggi basta il 4,72, il che in soldoni significa che l'Italia può indebitarsi pagando tassi più contenuti. Davvero è un imbroglio risparmiare sugli interessi? A conferma della concezione proprietaria e privata della cosa pubblica che lo caratterizza, Berlusconi aggiunge la minaccia di far cadere i governi regionali di Veneto e Piemonte se la Lega rifiuta di allearsi con lui. CONTINUA A PAGINA 19