L'Italia che risparmia, rinuncia e rinvia

di Maria Rosa Tomasello wROMA È un'Italia sempre più povera, ma decisa a resistere. Un Paese scivolato indietro di vent'anni, ai redditi del 1993, che si mette in trincea e per sopravvivere vende i gioielli di famiglia, lascia l'auto per la bicicletta, coltiva l'orto, cerca con ogni mezzo di non soccombere. Il 46° rapporto del Censis, fotografa una situazione oltre la sopravvivenza, in cui le famiglie eliminano gli sprechi e si riorganizzano secondo la logica delle tre "r": risparmio, rinuncio, rinvio, e nella loro battaglia solitaria contro la crisi, si sentono sempre più lontani dalla politica e pieni di rabbia (il 52,3% dei cittadini). Nel primo trimestre 2012 la flessione delle spese è stata del 2,8% e nel secondo trimestre è vicina al 4%, rileva la ricerca, mentre i consumi reali pro-capite, pari a 15.700 euro, sono tornati ai livelli del 1997, mentre il reddito medio delle famiglie, che negli anni Novanta era aumentato attestandosi attorno a 18.500 euro, a partire dal 2007 è sceso ai livelli del 1993, -0,6% tra il 1993 e il 2011. Una condizione in cui appare inevitabile la drastica riduzione della storica propensione al risparmio degli italiani, in flessione dal 12% del 2008 all'attuale 8%. È uno dei segnali di quello che il Censis definisce lo smottamento del ceto medio, che sotto la pressione della crisi e del cambiamento della struttura sociale vede affievolirsi la proverbiale capacità di produrre reddito e accumulare ricchezza. Avremo ancora anni di problemi – profetizza il presidente del Censis Giuseppe De Rita – ma il riposizionamento attuale permette di dire che la sopravvivenza è acquisita. Quello che non è acquisito – afferma – è l'unità tra popolo e governo che pascola se stesso e non il Paese. Una distanza dovuta a due logiche differenti: da un lato quella della sopravvivenza e del riposizionamento seguita dai cittadini, dall'altra quella dell'ordine seguita dal governo. Per questo, sottolinea davanti all'ipotesi di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi, chi governa è un fatto secondario: Siamo sopravvissuti alla logica del governo tecnico, sopravviveremo verosimilmente anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro. Perché nessun governo è stato d'aiuto al nostro stress, anche se il governo Monti ha messo ordine e fatto recuperare credibilità. Per adattarsi, rivela il Censis, gli italiani hanno messo in atto ogni possibile strategia: hanno riorganizzato la spesa alimentare con le offerte, hanno limitato gli spostamenti in macchina e moto (62,8%), rinunciando ad acquistare un'auto e ricorrendo a bici (3,5 milioni gli esemplari venduti nel 2011) e car sharing. Basta viaggi (42%), vestiti e scarpe nuove (40%), basta pranzi e cene fuori casa (38%). Molti sono tornati alle abitudini della società agricola: 2,7 milioni si sono messi a coltivare l'orto, 11 milioni a preparare pane, yogurt e conserve in casa. E quando neppure stringere i cordoni della borsa è bastato, due milioni e mezzo di famiglie hanno venduto l'oro di famiglia, 300mila hanno dato via quadri e mobili, qualcuno (il 3%) ha venduto la casa. Il 52% ha intaccato i risparmi. Perché se la ricchezza netta è cresciuta del 65,4% grazie all'aumento del valore degli immobili di proprietà, al contrario nel corso degli ultimi dieci anni si è ridotta in maniera netta la ricchezza finanziaria, passata da 26mila a 15.600 euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA