Monti: ora la politica faccia la sua parte

di Paolo Carletti wROMA Il presidente del Consiglio Mario Monti a neanche un anno di distanza (era l'8 gennaio 2012), sceglie nuovamente «l'accogliente» salotto di Fabio Fazio. Quale occasione migliore, senza giornalisti che incalzano, per disegnare un bilancio di poco più di un anno della «politica del rigore», e per dare uno sguardo al futuro senza assilli? Di fronte al conduttore della trasmissione, Fabio Fazio, il premier si è presentato insieme con l'europarlamentare Silvye Goulard con la quale ha scritto a quattro mani il libro «La Democrazia in Europa». Dopo un lungo e poco appassionante refrain sulle politiche europee (fiscalità da rendere omogenea, il caso dell'Inghilterra, la spaccatura con i paesi nordici), prendendo spunto dalla bocciatura del bilancio dell'Unione europea nei giorni scorsi, l'attesa era – ovviamente – per quanto avrebbe detto il Presidente sulla politica-finanza nazionale e sulle prossime elezioni. E dopo aver confermato che per l'Italia «il peggio è alle spalle», Fazio lo ha portato sul terreno della politica. Alla domanda «lei conferma la sua disponibilità a tornare al governo se dopo le elezioni non ci fosse una maggioranza in grado di governare», Monti lascia le porte aperte: «Io rifletterò su tutte le possibilità, nessuna esclusa, per poter dare il mio contributo all'Italia europea», Italia che riesca cioè ad affermarsi, a creare lavoro e maggiore giustizia sociale. «Ma questo sia chiaro – prosegue – è possibile solo superando le resistenze conservatrici e corporative molto visibili nei partiti, sia a sinistra che a destra e al centro. Come possa contribuire non so, sarà decisione mia, ma terrò nella massima considerazione l'orientamento e i consigli del presidente Napolitano, a cui tutti dobbiamo moltissimo». Sulle ultime frasi arrivate dal Colle che riguardano la sua incandidabilità a premier, Monti sostiene di non aver avuto alcuna reazione particolare: «Non l'ho preso in nessun particolare modo, sono decisioni mie ma mi affiderò molto alle considerazioni del Capo dello Stato. Il problema non è quello di chi guida il governo ma è se si riesce a far evolvere economia e cultura della politica». Per poi dare ragione al Pd che più volte ha sostenuto come un altro governo tecnico equivarrebbe a un tracollo dei partiti e della politica. «Coloro che dicono che un altro governo tecnico è una sconfitta per la politica hanno perfettamente ragione». Sulla scuola e le proteste Monti dice di avere le idee chiare: «C'è bisogno di migliore organizzazione per università, scuola e ricerca. Servono risorse, in passato dilapidate, noi abbiamo evitato che il Paese bruciasse dal punto di vista della finanza e della sovranità. Gli studenti fanno bene a protestare, ma c'è molto corporativismo da parte di chi ci lavora. Spesso usano anche i giovani per non adeguarsi al mondo moderno». Il presidente del Consiglio ha poi cercato di giustificare alcuni tagli «odiosi», come quello ai malati di Sla, con quanto accaduto in passato, quando «per decenni si è giudicato piccolo reato evadere il fisco, ognuno ha tutelato i propri privilegi. Occorrono politiche su merito e concorrenza, perché obbrobri sociali come quello citato sono la conseguenza di evasione fiscale e sprechi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA