Infiltrazioni, fermate altre due aziende

di Enrico Lorenzo Tidona L'attività di "intelligence" e contrasto alle mafie da parte delle autorità cittadine e forze dell'ordine sta portando una serie insperata di frutti. Gli ultimi due sono stati colti martedì, appena due giorni fa, quando il prefetto di Reggio Antonella De Miro ha firmato altre due interdittive nei confronti di altrettante imprese che si erano aggiudicate appalti in provincia, sulle quali grava il pesante sospetto di legami con la mafia. Una decisione presa dopo un vertice con le forze dell'ordine, che hanno messo insieme risultanze e dettagli per comporre un quadro su cui si sono addensati sospetti tali da far partire il provvedimento. Questa volta non si tratta di mafia calabrese, storicamente la più forte e incisiva nel Reggiano, organizzazione colpita dal maggior numero di provvedimenti emessi dalla prefettura. Le ultime due affiliazioni portano infatti in Sicilia, tracciando un collegamento diretto tra le due ditte edili con Cosa Nostra. Un ulteriore salto di qualità da parte della criminalità organizzata, che estende i suoi tentacoli affaristici su tutto il territorio nazionale, fagocitando appalti pubblici a Reggio, provincia già protagonista nel febbraio 2011 di alcuni arresti nell'ambito dell'operazione "Rewind" da parte della squadra mobile di Ragusa, che operò 39 fermi nei confronti di persone facenti parte di tre organizzazioni siciliane dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. A Reggio non ci sono solo affiliati della 'ndrangheta, c'è anche Cosa Nostra ha detto ieri il prefetto De Miro dopo aver annunciato i due provvedimenti: Negli ultimi tre anni abbiamo ricevuto 6 mila richieste di informazione riguardanti aziende in odore di mafia. Una mole di lavoro davvero corposa rispetto alle 4.500 richieste che erano state rilevate in precedenza. Queste hanno portato all'individuazione di 25 affiliazioni criminali contrastate con altrettante interdittive, due delle quali hanno riguardato grossi consorzi, colpendo a caduta un totale di 80 ditte totali del settore edile reggiano. Queste interdittive confermano quindi la nostra preoccupazione riguardo la presenza della malavita in provincia di Reggio. Qui operano realtà criminali che cercano di monetizzare affari utilizzando capitali costituiti illecitamente. L'azione congiunta delle forze dell'ordine e della prefettura reggiana hanno fatto insorgere alcuni imprenditori, tra i quali Gianluigi Sarcone, estromessi dalle gare per ottenere l'aggiudicazione di appalti pubblici. Quando agiamo con determinati provvedimenti siamo certi di colpire nel segno, non di sparare nel muccchio ha concluso De Miro. Guardando le statistiche, infatti, la lancetta dei successi propende per la prefettura. Su 25 interdittive sono stati presentati 8 ricorsi al Tar da parte delle ditte sospettate. Nessuno di questi è stato finora accolto.