AL VERTICE TRA INVIDIE E VELENI

di FRANCESCO JORI Nel segno dell'Umberto. Umberto Maroni, il padre biologico; Umberto Bossi, quello politico. L'uomo che oggi, a 57 anni, prende il posto dello storico fondatore e padrone della Lega, approda alla politica a 24 anni, nel 1979, proprio conoscendo l'altro Umberto: all'epoca uno spiantato 14 anni più vecchio di lui, spacciatosi in casa propria per laureato in Medicina, e votato alla causa autonomista. Nella sua Varese, Bobo Maroni ha trascorsi ordinari: ex chierichetto, infatuazione giovanile per l'ultrasinistra, maturità nel '74 al liceo Cairoli. Un passaggio dal '76 a Radio Varese, dove conduce due trasmissioni in cui è arduo rintracciare un filo comune: «L'Altroieri» dedicata a dialetti e tradizioni locali, e «La lanterna magica», dove legge brani del diario di Che Guevara. A differenza di Bossi, lui la laurea la prende davvero, in Giurisprudenza a Milano; gli vale prima un posto in banca, poi l'ufficio legale di una ditta di cosmetici. Sposa Emi, laurea alla Bocconi, da cui avrà una figlia. Gli sarebbe piaciuto fare il giornalista, invece fa l'avvocato, e lì c'è già chi intravede in lui caratteristiche utili per la carriera politica. E' Attilio Fontana, oggi sindaco leghista di Varese, uno dei suoi fedelissimi. Con Maroni gioca a calcio nella squadra degli avvocati: di Bobo racconta che faceva il difensore, in particolare il terzino, però era uno che spingeva in continuazione. Bossi, dal canto suo, lo utilizza come spalla per attacchinaggi fuori ordinanza e per graffiti murali ispirati alla Padania. Un percorso dal basso, fianco a fianco, che nell'89 porta Maroni a diventare segretario provinciale della Lega di Varese, e nel '92 lo fa entrare in Parlamento con 30mila voti di preferenza, diventando subito vice capogruppo. Bossi gli fa rimediare una figuraccia quando, a gennaio del '94, in pieno sfaldamento della prima Repubblica, lo manda a trattare un accordo con Segni e Martinazzoli; salvo sconfessarlo pubblicamente quasi subito fidanzandosi con la neonata Forza Italia di Berlusconi. Lo risarcisce dopo le elezioni con la prestigiosa carica di ministro dell'Interno, il primo non democristiano dal dopoguerra. Ma è proprio lì che l'astro nascente rischia di interrompere bruscamente la carriera politica. Quando Bossi, dopo pochi mesi di idillio, rompe con il Cavaliere, nel congresso del febbraio 1995 al PalaTrussardi Maroni si oppone apertamente, contestando la scelta del Capo. C'è chi ne chiede la cacciata, e lo stesso «lider maximo» sembra pensarci; ma poi prevale l'amicizia di vecchia data. Nella Lega secessionista, gli vengono assegnati incarichi di rottura: capo del governo provvisorio della Padania, del comitato di liberazione della Padania, del parlamento della Padania… Tutta fuffa, alla prova dei fatti. Quando, nell'estate 1999, Bossi capisce che l'isolamento non paga, affida proprio a Maroni il compito di buttar lì l'idea di una ricucitura con Berlusconi, attraverso un'intervista sull'organo di partito, la "Padania"; cosa che avverrà a inizio 2000. Così, quando l'anno dopo il centrodestra si riprende il potere, Bobo torna al governo, stavolta al welfare. E dopo la breve parentesi di un centrosinistra autoaffondatosi, nel 2008 si riprende il ministero degli Interni. Ma intanto, qualcosa si è rotto nella Lega. L'ictus che nel 2004 colpisce Bossi lo blinda in modo drastico, chiudendogli attorno quel cerchio magico orchestrato dalla seconda moglie, Manuela Marrone, da Rosy Mauro e da Marco Reguzzoni. Maroni e molti altri vengono tagliati fuori anche fisicamente, mentre i cerchisti preparano una successione interna al trono con il classico fantoccio di paglia, il figlio Renzo. Una corte dei miracoli del tutto risibile che tiene botta per sette lunghi anni. Fino a che lo scandalo legato alle disinvolte operazioni del tesoriere Belsito e all'allegra gestione delle casse del partito, incluse le super-paghette ai figli del Capo, fa crollare il palco. Così Maroni si trova proiettato al vertice, con un vasto consenso che tuttavia ha delle crepe. Ai pretoriani di Bossi che non si rassegnano, si mescolano inquinatori occulti: come quelli della misteriosa Velina Verde diffusa via Internet, che per dire il vero tace ormai da mesi; non prima però di aver sparso secchiate di veleni sul Bobo emergente. In attesa della prossima puntata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA