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Un altro cantiere fermo

di Michela Scacchioli Parco Ottavi, in effetti, era un’altra storia. L’imponenza del progetto urbanistico che ha contribuito al crollo della Cooperativa Muratori Reggiolo non può essere paragonato a quel che oggi sta accadendo in via Compagnoni a Reggio. Un elemento, tuttavia, sembra accomunare il secondo al primo: i grossi lucchetti, cioè, fissati ai cancelli del cantiere. Cancelli che sono sprangati. L’edilizia (anche a Reggio) è in crisi. Sull’orlo del baratro. E questa crisi non risparmia le case destinate al residenziale popolare (Erp) di via Compagnoni. Che sono di proprietà del Comune. Ma che vengono gestite dall’Acer. In via Compagnoni, però, il problema è che queste case (una parte di esse) aspettano di essere edificate. Si tratta in tutto di 80 appartamenti - spalmati su entrambi i lati della strada - la cui costruzione al momento è ferma. E se dal Comune parlano di «forte rallentamento» dei lavori, è sufficiente gettare un occhio sui cantieri aperti per fotografare una situazione tendente al drammatico. Ad accaparrarsi l’appalto pubblico prima del 2010 (i lavori sono iniziati ufficialmente due anni fa) è stata una ditta pugliese (l’unica, peraltro, che ha partecipato alla gara indetta dal Comune di Reggio). Si tratta della Lcc Costruzioni Srl di Altamura (in provincia di Bari), attiva - si legge sul suo sito web - dal 1981 su tutto il territorio nazionale. Il problema è che oggi la Lcc Costruzioni - al pari di molte altre - è in sofferenza. In parte, però, pare che questa sofferenza sia legata a doppio nodo alla tipologia dell’appalto portato a casa. Un appalto impegnativo che oggi, per come è messo il settore e per quanto è rigida la stretta creditizia, poche imprese si deciderebbero a firmare. Di fatto, col Comune ci si è accordati per una parziale copertura dell’importo dovuto, mediante cessione degli immobili. Tutto lecito, ovviamente: è la normativa a prevedere questo tipo di intesa. Ma i numeri, 24 mesi dopo, sono impietosi. La prima cifra - 17 milioni di euro - corrisponde al totale dei lavori, che comprendono anche ulteriori opere di urbanizzazione nella zona, arredo urbano e centro polifunzionale. Quanto all’appalto, la somma è pari a poco più di 11 milioni di euro. Ebbene, la metà è quella che il Comune sborsa - cash - alla Lcc Costruzioni. Il restante 50%, invece, viene corrisposto mediante cessione di un terreno edificabile che in questo caso è adiacente al terreno su cui si costruisce l’edilizia Erp (fuori dal gergo tecnico, rimangono case popolari). Ma l’impresa pugliese diventerà realmente proprietaria di quel terreno soltanto quando gli immobili a gestione Acer saranno concretamente ultimati ed edificati. Non prima. Di contro, anche i soldi che il Comune versa non vengono incassati tutti e subito. A gennaio di quest’anno, ad esempio, la Lcc aveva portato a termine due stati di avanzamento (su 11 complessivi). E se a ogni stato corrisponde 1 milione di euro, ma l’incasso è pari alla metà del controvalore, va da sé che la società di Altamura si è messa in tasca 1 milione soltanto e maturato 1 milione di “proprietà” sul terreno edificabile accanto. Come dire, però, che ha costruito poco meno del 20 per cento. Ma sono i costi di produzione a mettere in difficoltà l’azienda. Costi a cui si aggiungono i dinieghi delle banche dinanzi alla richiesta di apertura di ulteriori linee di credito. A tutto ciò si aggiungono i fornitori, che al momento avrebbero rallentato su ferro e calcestruzzo. Senza, però, è impossibile procedere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA