16 giugno 2012 —
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sezione: Nazionale
Di sicuro non sta dalla parte di Matteo Renzi. In sintesi, il pensiero di Andrea Rossi, sindaco di Casalgrande, è riassumibile pressappoco così: «Datemi qualcuno che non sia Renzi». Il nodo è sempre quello delle primarie del centrosinistra. Su cui Rossi dice: «A Bersani riconosco un grande coraggio per aver superato anche gli appigli di natura statutaria. Gli do merito e atto. Rispetto a Delrio? Hanno entrambi le caratteristiche per candidarsi. Di Tutino invece ho apprezzato l’onestà nel chiedere a Bersani il passo indietro. Certo, i sindaci hanno un valore aggiunto, ma Bersani la sua candidatura se l’è guadagnata sul campo». di Michela Scacchioli Una sorta di abboccamento in vista del voto politico del 2013. Ma anche, e soprattutto, un abboccamento in vista delle consultazioni pre-elettorali, quelle che dovranno incoronare il candidato alla premiership per il centrosinistra. Su cui nel Pd è già battaglia aperta. E Reggio non fa eccezione. Una sorta di abboccamento, dunque, per affrontare (volendo prenderla alla larga) il nodo delle tre “p”: il paese, il partito e le primarie. Due giorni fa, infatti, il sindaco di Reggio e presidente dell’Anci, Graziano Delrio, previa convocazione mirata, ha avuto un colloquio riservato col segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani: che ha rilanciato sulle primarie aperte, ma che in quanto segretario sarà anche il candidato “naturale” pronto però a confrontarsi con altri. Secondo il Corriere della Sera, il sindaco avrebbe nicchiato dinanzi a un’aperta richiesta di plauso rivolta dal secondo al primo. Interpellato, però, il primo cittadino ha subito corretto il tiro: Bersani «non mi ha chiesto fedeltà», si è limitato a dire. Fedeltà magari no. Anche perché, nei mesi scorsi, quando si è trattato di sostenere la corsa del sindaco di Reggio alla presidenza dell’Anci, Bersani non si è certo schierato dalla parte di chi invece alla fine ha vinto, in barba alle istanze di Massimo D’Alema. Ma in ballo oggi c’è il tema degli amministratori locali: di quell’ultimo baluardo di credibilità, cioè, che di fatto si sta contrapponendo «alla solita generazione di dirigenti che di errori ne hanno commessi troppi». A scriverlo, qualche giorno fa, è stato l’assessore provinciale Mirko Tutino. Che su Bersani ha detto platealmente no, auspicando un rinnovamento capace di far emergere «i nostri amministratori». A Roma più d’uno sta già sollecitando lo stesso Delrio a scendere in campo. Non a caso, oggi, Bersani arriva a chiedere a Delrio di ragionare insieme in un momento complicato, di tenersi in contatto, di instaurare un rapporto più costante. Delrio, dal canto suo, a Bersani ha manifestato la propria stima: per aver scelto, sulle primarie, la strada della trasparenza, nonostante in tanti gli avessero consigliato di fare il contrario. Il plauso, in effetti, il sindaco glielo ha concesso: non sulla candidatura, ma sul metodo intrapreso. Il nodo di come si schiereranno gli amministratori locali, insomma, resta tutto. E se il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, arriva a dire che «ora Bersani ha un po’ paura», sul dualismo tra Bersani e Renzi, Delrio (che non ha mai nascosto la simpatia per il primo cittadino toscano) vuole essere chiaro: «Di primarie ne parleremo quando saprò cosa l’uno e l’altro contano di portare all’attenzione degli elettori. Né Bersani né Renzi possono chiedere fedeltà così. Ci vogliono le idee e i programmi da mettere in campo. Non sono ipocrita: io ho chiesto di riaffrontare il tema quando ci sarà sostanza». E se Renzi sta lavorando alla grande per portare in scena la grande kermesse del 23 giugno a Firenze, Bersani prosegue nel suo corteggiamento a sindaci, presidenti di Regione e a chi sul territorio governa ed è conosciuto. «Se vado all’iniziativa di Renzi? - dice il sindaco Delrio -. Non lo so, non ci ho ancora pensato, dovrei rimandare molti impegni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA