Fonsai, Premafin dice sì a Unipol

di Andrea Di Stefano wMILANO Dopo un incredibile tira e molla con altalena dei titoli in Borsa ieri è arrivato il round finale per l'operazione Unipol-Fonsai, mentre si stringe il cerchio della Procura di Milano attorno alle holding a monte della galassia Ligresti, Imco e Sinergia che potrebbero finire sotto richiesta di fallimento dai Pm. Ieri a tarda sera i cda di Premafin e Fonsai hanno accolto le condizioni proposte da Unipol per il maxi polo: il consiglio d'amministrazione guidato da Giulia Ligresti ha approvato dopo tre ore le condizioni poste dalla compagnia bolognese che ha messo sul piatto 0,195 euro per azione per l'aumento di capitale da 400 milioni della holding puntando a non meno dei due terzi (il 66,7%) del nascente gruppo assicurativo. Unipol, con la proposta di un prezzo di 0,195 euro per azione, valuta Premafin fino a 80 milioni di euro, una stima che implica una valutazione della quota in Fonsai di 3,38 euro per azione, contro una quotazione in Borsa odierna di 0,82 euro. La compagnia bolognese punta ad ottenere una quota di almeno l'83% di Premafin all'esito della ricapitalizzazione della holding. Al prezzo massimo di 0,195 euro per azione, nel caso di sottoscrizione integrale dell'aumento da 400 milioni di euro, Unipol verrebbe a detenere circa 2,051 miliardi di azioni di Premafin, a cui, per formare il nuovo capitale sociale, andrebbero aggiunte i 410 milioni di azioni già in circolazione. Le azioni di Unipol rappresenterebbero circa l'83,3% della Premafin ricapitalizzata. Se così fosse, in mano agli attuali azionisti resterebbe circa il 16,7% del capitale. Di questo l'11,6% sarebbe dei Ligresti, qualora venisse confermato il sospetto della Consob secondo cui i trust off-shore sono riconducibili alla famiglia siciliana. Ma la partita potrebbe non essere finita perché la Arepo di Matteo Arpe e Palladio Finanziaria, azionisti con il 3 e il 5% di Fonsai, hanno trasmesso una comunicazione al Cda della compagnia chiedendo un'indagine al collegio sindacale sull'accordo di integrazione con Unipol. Viene chiesto di verificare che gli atti del Cda siano stati e saranno posti in essere nell'esclusivo interesse della società e siano stati e saranno coerenti con i principi normativi che vincolano l'operato degli amministratori, invitando lo stesso collegio sindacale a fornire i necessari chiarimenti con la massima urgenza. La tesi di Arpe e Sartor è che l'accordo penalizzerebbe gli azionisti Fonsai per soddisfare le esigenze della famiglia Ligresti che necessita dell'aumento di capitale per evitare il fallimento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA