«Monti stia attento, non perda la sobrietà»

di Maria Berlinguer wROMA «Devo confessare che la liberazione da Berlusconi mi ha spinto a esprimere giudizi troppo generosi verso il governo dei tecnici "sobri". Il punto è l'abbandono della sobrietà da parte del governo e del professor Monti». Stefano Rodotà, insigne giurista, ex Garante della Privacy e più volte parlamentare, come spesso gli succede, spazza via il luogo comune più in voga: il basso profilo scelto dal governo dei professori. In che senso non è più sobrio? «Si è cominciato con atteggiamenti sprezzanti nei confronti dei giovani anche da parte del presidente del consiglio. Sfigati? Ma come si permettono? Vuol dire che non conoscono la realtà drammatica che vivono i giovani che spesso restano precari fino a che giovani non sono più. Poi la situazione è andata peggiorando. Fino a mercoledì. "Noi abbiamo il consenso, i partiti no", ha detto Monti. Una frase e un atteggiamento che mi ha ricordato Craxi. E che denota una certa dose di populismo». Bersani, dice che sulla riforma dell'articolo 18 c'è un problema di costituzionalità. E' così? «Sinceramente fino a quando non ci sarà un testo scritto è difficile valutare la costituzionalità della norma e se sarà possibile portare la riforma davanti alla Corte. Il nuovo che viene annunciato è in ogni caso fuori dalla logica della Costituzione. Nel momento in cui i diritti dei lavoratori vengono compressi abbiamo una diminuzione che confligge con l'articolo 1 che stabilisce che la nostra Repubblica "è fondata sul lavoro". Inoltre c'è un problema anche sull'articolo 36 per quanto riguarda la retribuzione che deve garantire al lavoratore e alla sua famiglia "una vita libera e dignitosa"». Non sarà più così? «Il punto è la retrocessione del lavoro a merce. Usciamo dalla logica costituzionale che stabilisce che tutti possano far valere i propri diritti. Certo la strada l'ha aperta l'ultimo governo Berluscioni». Con la riforma dell'articolo 8? «Certamente. E' grazie a Sacconi che si è aperta la via alle intese e ai contratti aziendali che hanno spianato la strada alla Fiat. Questo sì che è anticostituzionale. L'attacco al diritto del lavoro è molto variegato, stiamo tornando indietro e non solo sullo Statuto dei lavoratori. Il salto all'indietro è spaventoso. Nel momento in cui si esclude il sindacato si mette fuori gioco il soggetto sociale che rappresenta facendo finta che lavoratore e azienda siano sullo stesso piano contrattuale. Non potrò mai dimenticare le interviste agli operai della Mirafiori prima del referendum: voterò sì per pagare il mutuo, sì per far finire l'univesità a mio figlio. Una vera mortificazione». Qualcuno dice che è sospesa la democrazia. «Siamo una Repubblica parlmentare e abbiamo gli anticorpi necessari. Io credo ancora nella politica. Certo dobbiamo stare attenti a che non si ripeta più che qualcuno pensi di essere come Berlusconi l'unto del Signore. Comunque con questo governo il Parlamento ha ripreso a funzionare. Era stato mortificato, chiuso per 2 anni. Non dimentichiamo che 354 parlamentari hanno votato che Ruby era la nipote di Mubarak». Il governo ricorre spesso a decreti e fiducia. «Non va bene ma le critiche spesso vengono dal Pdl che invece protesta perché si è affidato a un ddl e non a un decreto la riforma del lavoro». C'è chi immagina un governo delle larghe intese anche dopo il 2013. «Quello che è avvenuto dimostra l'astrattezza della proposta. Sarebbe un governo basato sui poteri di ricatto estesi, che vengono esercitati a tutto campo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA