Borse deboli, spread in tensione

di Andrea Di Stefano wMILANO Il salvataggio della Grecia non è per nulla concluso e le tensioni originate dai timori sulla situazione economica della Spagna sono all'origine del nuovo clima di incertezza sugli spread e, di rimbalzo, sulle Borse. In realtà le piazze finanziarie, inizialmente appesantite anche da un tonfo del 9,4% di Apple a causa delle operazioni computerizzate sotto inchiesta da parte della Sec (la Consob Usa), hanno poi virato in positivo proprio sulla spinta dell'apertura positiva di Wall Street che a metà seduta era in timido rialzo (+0,3%). Londra è stata la maglia rosa (+0,34%) anche grazie agli annunciati tagli fiscali di Cameron, seguita da Milano e Francoforte, che hanno chiuso entrambe in progresso dello 0,21%, e Parigi (+0,11%) mentre Madrid, dove i cali erano arrivati a sfiorare il 2%, ha registrato un meno 0,85%. A dominare la seduta in Europa, come negli ultimi due giorni, lo spread tra Bonos iberici e titoli portoghesi e i decennali tedeschi, rispettivamente a quota 351 e 1.072, con un trascinamento negativo anche per i titoli di Stato italiani che hanno visto il differenziale salire sino a 330 per chiudere a 318 punti base. Draghi ieri è tornato a lanciare moniti alla Grecia. «I greci hanno deciso molte riforme importanti in Parlamento - ha detto - se adesso le mettono anche in pratica il Paese ha una chance di venir fuori dall'attuale spirale del deprezzamento». «Alcune riforme possono avere effetti molto veloci - ha aggiunto Draghi - Per esempio una riforma fiscale e un miglioramento sul fronte dell'esazione avrebbe l'effetto di distribuire in modo più giusto il carico fiscale». Proprio ieri il consiglio direttivo della Bce ha deciso che le banche centrali nazionali dell'area euro non dovranno più accettare, in garanzia della propria liquidità, bond emessi dalle banche garantiti dagli Stati che ricevono un salvataggio. La stretta - una marcia indietro rispetto alla decisione di dicembre di ampliare la gamma di attivi che le banche possono fornire a garanzia - riguarda anche le banche dei Paesi che hanno un rating insufficiente in base ai requisiti minimi della Bce e lancia un segnale molto preoccupante proprio sulla situazione delle nazioni più in difficoltà (Spagna, Portogallo e Irlanda) in controtendenza con l'insistente richiesta di un innalzamento delle difese del fondo salva-Stati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA