Salvemini: «La mia vita è sempre stata in salita»

GUALTIERI Gaetano Salvemini, ex giocatore dell'Inter, e allenatore in serie A del Bari e dell'Empoli (di cui fu anche una bandiera da calciatore) e di squadre blasonate come Genoa, Palermo e Cesena, solo per citarne alcune, vive a Gualtieri. Salvemini, ha deciso di terminare la carriera da allenatore? «Sì, dopo una carriera passata a spostarmi per l'Italia, ho pensato di dedicarmi alla mia numerosa famiglia. Non è piacevole trascorrere il tempo da solo in albergo quando sai di essere lontano dalla moglie e dai figli. E poi sa, adesso ci sono i nipotini». Quindi è stato tutto frutto della sua volontà, o ha inciso la mancanza di offerte adeguate? «Le offerte non mancavano assolutamente, sia dalla serie A che dalla serie B. E' stata proprio una scelta di vita. Se ho mai pensato di allenare la Reggiana? Ci siamo andati vicini». Si ritiene più soddisfatto della carriera da giocatore o da allenatore? «Per i traguardi che ho raggiunto, posso essere contento di tutti e due. A livello di calciatore, partii dall'allora quarta serie ed arrivai fino alla A, ero un buon giocatore. Ma feci la gavetta anche quando dovetti smettere di giocare, a 37 anni, per intraprendendo la carriera da allenatore in serie C. Anche in questo caso mi guadagnai la serie A. Il mio percorso si può proprio definire a scalini, e ne sono orgoglioso». Qual è il momento che ricorda con maggiore piacere? «Sicuramente le promozioni in serie A con Empoli e Bari restano indimenticabili. Quando lavori con intensità e arrivano questi risultati è un premio per il lavoro svolto, e ti gratificano pure le svariate offerte che inizi a ricevere da piazze importanti». Il calcio sia cambiato? «Il calcio è sempre lo stesso gioco, e non esistono cambiamenti, bensì una continua evoluzione. Certo, maggiore è la visibilità del calcio, più orizzonti e nuove avventure si aprono. Quando ho iniziato io a giocare, il calcio non aveva un peso così importante nell'economia, ma pian piano si è arrivati al prodotto odierno». Riveste ancora un ruolo nel mondo del calcio? «No, non ho mai voluto intraprendere un'attività calcistica diversa dal calciatore o allenatore. Nemmeno l'osservatore. Voglio godermi la mia famiglia a tempo pieno». Si ritiene ancora un amante del calcio? «Ovviamente il calcio è stato la mia vita e continua ad esserne parte integrante. La differenza sta nel fatto che da quando ho chiuso i legami con il professionismo, seguo il calcio con un occhio diverso». Federico Barbieri