Bersani a Monti: tieni unita l'Italia

di Maria Berlinguer wROMA Il sostegno al governo Monti è fuori discussione fino al 2013 anche se non si dovesse trovare l'intesa sulla riforma del lavoro, perchè è ora di tenere unito il Paese. Ma il Pd, senza l'accordo con le parti sociali, valuterà in Parlamento se votare o no la riforma. Lo conferma Pier Luigi Bersani subito dopo il vertice con Mario Monti a palazzo Chigi. Ho visto che ha fatto scandalo ma dico vogliamo scherzare? Il Partito democratico ha le sue proposte sarà consentito in un caso del genere di valutare e dire le sua? Credo sia una cosa normale, dice.Il colloquio è durato poco più di un'ora e per Bersani è stato ottimo. Ho ribadito quel che dico da giorni: un paese in recessione deve costruire corresponsabilità per fare le riforme. Il governo deve fare ogni sforzo per un accordo e credo che Monti mi abbia compreso, aggiunge il leader democratico lasciando palazzo Chigi. Per il Pd in ogni caso la priorità è la precarietà. Riformare il mercato del lavoro significa partire da lì. Bersani, da giorni alle prese con i maldipancia dei veltroniani che vorrebbero una sostegno più deciso al governo, e con quelli di Fassina e Orfini che al contrario vorrebbero il partito schierato con la Fiom e la Cgil, non rallenta il pressing perchè si faccia di tutto per arrivare a un accordo. Raggiungere un'intesa, spiega in un conferenza stampa convocata in mattinata, è necessario perché il libera-tutti può essere un problema non per il Pd o la Cgil ma per Paese, avverte. Parlerò di lavoro e non di Rai, dice Bersani con una chiara stoccata a Silvio Berlusconi che nel vertice con il Professore ha voluto chiudere ogni possibilità al rinnovo del vertice Rai. In realtà poi di Rai ne ha discusso anche Bersani. Ho consegnato la mia idea e cioè che questa governace non è in grado di affrontare una riorganizzazione dell'azienda pubblica televisiva e nel caso si procedesse con le nomine sulla base della legge Gasparri noi non parteciperemo, racconta. Nell'agenda delle priorità che il segretario democrat porta al premier c'è la riforma per mettere ordine nei contratti e la necessità di combattere il precariato e ridare fiato ai redditi. So che in certi centri commerciali vendono croste di parmigiano bene impacchettate, denuncia evidenziando che anche se l' Italia si è allontanata dal baratro c'è un tema sociale molto acuto. Al Professore Bersani ha chiesto soprattutto di fare ogni sforzo perché dal tavolo sul lavoro si esca con un accordo e la sua impressione è che Monti abbia l'intenzione vera di trovare una soluzione. Se il sostegno a Monti è fuori discussione, Bersani non cede a chi dentro il Pd vorrebbe un appoggio meno critico. Noi non rinunciamo a dire la nostra, è un modo per aiutare il governo, assicura respingendo l'accusa dell'ala riformista di essere troppo schiacciato sulle posizioni della Cgil. Chiedo riforme con l'accordo non per la Cgil ma per il Paese. Una spaccatura, soprattutto in tempi di recessione può essere pericolosa per tutti, avverte pronto ad accettare una riforma che non è il 100 per cento la nostra, come ad esempio una revisione dell'articolo 18 purchè non vada oltre un ammodernamento. In ogni caso l'atto di fede sul governo non basta a placare i mal di pancia nel partito. Soprattutto sulla manifestazione della Fiom del 9 marzo. Se la piattaforma non è contro il governo non c'è nulla di male se esponenti del Pd vi partcipano anche perché vorrei che il governo desse risposte sui casi di discriminazione alla Fiat di Pomigliano, spiega Bersani. Appoggiamo un governo assieme a Sacconi e Gasparri per le ragioni che conosciamo e condividiamo e adesso proprio chi non esita a sostenere la necessità di prolungare il più possibile un simile esperimento trova imbarazzante la compagnia di qualche metalmeccanico Fiom? chiede Matteo Orfini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA