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Famiglia, appello
alla Regione

 L’Italia fanalino di coda in Europa nelle politiche a sostegno della famiglia costituisce un’amarissima realtà per tutti, destra e sinistra, credenti e non credenti. Una Nazione che predica bene, ma razzola male, una Nazione indifferente nei fatti al sostegno della famiglia, di cui la natalità ne costituisce il cuore pulsante, è una Nazione destinata alla precarietà sociale e culturale, una Nazione senza un solido futuro. I cattolici in Italia hanno una ragione un più per guardarsi allo specchio: il Paese dell’Illuminismo, la laicissima Francia, sopravanza nettamente la «cattolica» Italia nelle politiche pro-family. In questo contesto tutto ci possiamo permettere, meno che una persona non possa nascere per ragioni economiche e sociali in uno dei territori più ricchi d’Italia e d’Europa, qual è l’Emilia Romagna. La realtà, al contrario, ci dice, ci documenta che questo pericolo non solo si corre ma è già in corso, è già una realtà. La Regione Emilia Romagna con una decisione coraggiosa, a trent’anni dall’entrata in vigore della Legge 194/1978 («Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza»), ha realizzato nell’estate del 2009 una Ricerca nei Consultori familiari di tutto il territorio regionale per verificare le motivazioni portate da tutte le donne presentatesi con richiesta di interruzione volontaria della gravidanza. In totale, nei Consultori familiari delle 11 Ausl da Piacenza a Rimini, sono state raccolte ed elaborate 1.176 schede. Ciò che colpisce dei risultati di questa indagine è la significativa presenza delle motivazioni socio-economiche.
 Tutto ciò non può costituire un problema soltanto per la donna e per la famiglia interessata, ma su questa realtà occorre l’assunzione di una precisa responsabilità, la responsabilità dei fatti e non delle parole, da parte dello Stato, delle Istituzioni pubbliche, perché la maternità contiene anche un altissimo valore sociale, così come peraltro chiaramente indicato dalla Legge 194. Per questa ragione credo che, ad un anno da questa indagine e di fronte a risultati così eloquenti, la Regione Emilia Romagna debba tirare conclusioni legislative coerenti e tempestive.
- Marcello Stecco   Consigliere provinciale Pd

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