La neve non ferma le doppiette Uccisi undici cinghiali nell'oasi

QUATTRO CASTELLA. Le doppiette hanno sparato nell'oasi protetta del Bianello. La battuta di caccia organizzata da Provincia e Comune per limitare il numero di cinghiali, considerato in eccesso e pericoloso, è stata fatta giovedi mattina, dopo il rinvio della scorsa settimana per il maltempo. Le proteste, però, non si placano.
Sono undici gli animali uccisi, nel «silenzio». In azione c'erano gli agenti della polizia provinciale e alcuni cacciatori con i cani, assoldati per l'occasione. «E' stata la prima operazione. Valuteremo se è sufficiente o se sono necessari altri interventi», spiega Alessandro Merlo delle guardie provinciali. Che sulle polemiche scoppiate in merito all'iniziativa, replica: «Questa non è stata caccia di selezione, bensi un piano di controllo sul numero di cinghiali presenti nell'oasi. E le carcasse restano di proprietà dello Stato».
Ma le critiche sulla scelta di sparare all'interno di un'area protetta non si fermano. Ed è Legambiente Val d'Enza a prendere la posizione più dura. «Giovedi si è sparsa la voce che la strage dei cinghiali fosse avvenuta, in silenzio, senza farlo sapere. Da quanto ci risulta, nemmeno ai cittadini che vivono nei pressi dell'oasi - commenta la presidente, Clizia Corradini - Subito non ci abbiamo creduto e abbiamo pensato: le istituzioni non agiscono di nascosto, prima faranno chiarezza. Le risposte non sono arrivate, ma gli spari si e rimbombano nel silenzio delle istituzioni che decidono bellamente di fregarsene delle richieste delle associazioni ambientaliste. Richieste concrete, precise, domande semplici».
«Non solo la strage si è compiuta nell'ex paradiso degli animali, ma in modo vigliacco hanno sparato con la neve a terra con le impronte ben visibili, con il gelo e il ghiaccio che ostacola gli animali e agevola chi bracca. Un dato di fatto c'è, il Comune di Quattro Castella e la Provincia di Reggio hanno deciso che le doppiette possono entrare ovunque».

Elisa Pederzoli /