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ROMA.No alla Chiesa che fa politica e si all'apertura agli atei e agli agnostici. Questi i due punti focali dell'intenso discorso che ha fatto ieri papa Benedetto XVI parlando ai cardinali e ai vescovi della Curia romana, riuniti come ogni anno nella Sala Clementina per gli auguri natalizi. Il pontefice blocca cosi la mano di alcuni «vescovi che spesso cedono alla tentazione di fare politica» e a trasformarsi «da pastori in guide politiche».
«Come possiamo essere realisti e pratici, senza arrogarci una competenza politica che non ci spetta?», si è chiesto papa Ratzinger indicando a vescovi e cardinali solo una strada: quella di «praticare e interpretare in modo giusto una laicità positiva», e ricordando «come ogni società abbia bisogno di riconciliazione perché possa esserci la pace». Una riconciliazione indispensabile perché ci sia «una buona politica». Alla Chiesa, secondo papa Ratzinger, spetta piuttosto innescare i processi «pre-politici» finalizzati alla pace e allo sviluppo.
Le parole del pontefice arrivano a ridosso dell'annunciata visita del 17 gennaio alla sinagoga di Roma e alle polemiche che si sono riaperte dopo la decisione di far procedere il processo di beatificazione di Pio XII, accusato dagli ebrei di non aver fatto abbastanza per contrastare la Shoah.
Una scelta che ha creato irritazione nella comunità ebraica mondiale e agitazione tra gli ebrei italiani e romani. Ed è probabile che proprio per questo Benedetto XVI ha definito la visita compiuta quest'anno al memoriale dell'Olocausto di Yad Vashem «un incontro sconvolgente con la crudeltà della colpa umana, l'odio di un'ideologia accecata che senza alcuna giustificazione, ha consegnato milioni di persone umane alla morte, cacciando cosi dal mondo anche Dio».
Ma il Congresso mondiale ebraico ha contestato la decisione di beatificazione di Pio XII avviata dal papa, definendola «inopportuna e prematura». Tant'è che il presidente del congresso, Ronald Lauder, ha sottolineato che la decisione del pontefice non è accolta di buon grado, almeno fino a quando gli archivi di papa Pacelli sul periodo cruciale 1939-1945 rimarranno chiusi e fino a quando il consenso sulle sue azioni - o inazioni - sulla persecuzione di ebrei durante l'Olocausto non sarà stabilito». Chi invece si schiera dalla parte del papa sono gran parte dei cattolici d'Israele che rigettano la diffamazione e le accuse di viltà e antisemitismo contro Pio XII.
Infine il papa, nel suo discorso di bilancio di fine anno, ha teso una mano ai non credenti e invitato la Chiesa perché apra «una sorta di cortile dei gentili dove gli uomini possano in qualche maniera agganciarsi a Dio». Ratzinger auspica un «dialogo con le religioni che deve oggi aggiungersi soprattutto con coloro per i quali la religione è una cosa estranea». La conclusione del pontefice Benedetto XVI l'ha affidata alle parole del profeta Isaia e alla sua creazione di uno «spazio di preghiera per tutti i popoli», anche per quelli ai quali «Dio è sconosciuto».

Roberta Rizzo