Berlusconi cerca di dividere l'opposizione

ROMA.«Si al dialogo se si isolano i fomentatori». E ancora: «Se cambia il clima politico il mio dolore non sarà stato inutile». E' questo il doppio messaggio che Silvio Berlusconi affida ad una nota dopo le sue dimissioni dal San Raffaele di Milano. Un ricovero durato quattro giorni che per il premier potrebbe diventare il simbolo di una nuova stagione politica. «Mi rimarranno due cose come ricordo di questi giorni: l'odio di pochi e l'amore di tanti, tantissimi, italiani. Agli uni e agli altri faccio la stessa promessa: andremo avanti con più forza e più determinazione di prima sulla strada della libertà» si legge nella nota diffusa da palazzo Chigi.
Berlusconi, insomma, non cambia registro ed offre solo a una parte dell'opposizione la disponibilità al dialogo. L'inattesa visita di Pier Luigi Bersani in ospedale ha certamente contribuito a svelenire il clima ma, per voltare davvero pagina, Berlusconi detta precise condizioni e pretende dal leader dei democratici il divorzio da Antonio Di Pietro. «Alcuni esponenti dell'opposizione sembrano aver capito che c'è la necessità di un linguaggio più pacato. Se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza», precisa il Cavaliere, «allora potrà finalmente aprirsi una nuova stagione di dialogo». Il clima di continuo scontro politico potrà davvero cambiare? Difficile immaginarlo anche perché il presidente del consiglio può contare su un'ampia maggioranza in Parlamento e non sembra disposto a trattare su materie come la giustizia. La conferma è contenuta nelle ultime righe della nota diffusa ieri da palazzo Chigi: «In ogni caso, noi andremo avanti sulla strada delle riforme che ci chiedono gli italiani...».
Parole che finiscono per irritare Pier Luigi Bersani e dimostrano che la strada del confronto è ancora lontana. Il Pd deve rompere con Di Pietro? «Quello che dobbiamo fare noi lo sappiamo bene. La maggioranza e Berlusconi pensino a quello che devono fare loro», risponde il segretario Pd ai cronisti che gli chiedono di commentare le parole del premier. Le condizioni poste dal Cavaliere, insomma, sono inaccettabili ed anche sulle riforme il segretario del Pd non intende fare sconti: «Noi voteremo contro ogni legge ad personam. Il processo breve è un'amnistia per i colletti bianchi e quindi aggiunge gravità ad una legge ad personam».
A non avere fortuna, almeno per adesso, è anche il «patto democratico» che l'ufficio politico del Pdl ha offerto al Pd e all'Udc per una stagione di riforme. Ad essere convinta che il Pd non debba rompere con Di Pietro è anche Anna Finocchiaro mentre Pier Ferdinando Casini, dopo aver lanciato la proposta di un «fronte unico a presidio della democrazia», torna a chiedere al Cavaliere un cambio di passo. «Se Berlusconi coltivasse l'insano proposito del voto anticipato, avrebbe una risposta nazionale. E questa risposta troverebbe dalla stessa parte anche molti esponenti del Pdl, non solo Fini» assicura il leader dell'Udc.
Al patto per le riforme lanciato due sere fa dall'ufficio di presidenza del Pdl credono in pochi. Il centrosinistra non si fida e Di Pietro mette in guardia i suoi alleati: «Quando la richiesta del dialogo arriva dal governo Berlusconi, la prima cosa che bisogna chiedersi è: dov'è la fregatura?». Il clima politico, insomma, non accenna a migliorare e a cadere nel vuoto è anche l'appello lanciato ieri da Renato Schifani durante lo scambio di auguri con la stampa parlamentare. «Occorre abbassare i toni altrimenti», avverte il presidente del Senato, «il rischio è di trovarci nell'anticamera dell'emergenza».

Gabriele Rizzardi