E in aula Cicchitto accende la miccia


ROMA.Alta tensione alla Camera dove, per ora, l'appello ad abbassare i toni lanciato due giorni fa da Giorgio Napolitano non viene neppure preso in considerazione. Il centrodestra accusa l'opposizione di «fomentare l'odio» nel paese e se la prende con la «campagna» condotta dal gruppo Espresso-Repubblica e dalla coppia Santoro-Travaglio. Pier Luigi Bersani denuncia nel centrodestra la presenza di «incendiari travestiti da pompieri». E quando a prendere la parola è Antonio Di Pietro, che non fa marcia indietro e assicura che andrà avanti nononostante «la condanna a morte annunciata da Cicchitto», il Pdl abbandona l'aula per protesta. Tutto accade a Montecitorio dopo l'informativa del ministro Maroni, sull'aggressione a Silvio Berlusconi.
La solidarietà umana per il presidente del Consiglio è l'unico tratto che unisce gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra. Per il resto, è guerra aperta. Una guerra che va avanti per un paio d'ore senza esclusione di colpi. Ad accendere la miccia è Fabrizio Cicchitto. Il presidente dei deputati del Pdl dice che non si possono mettere sullo stesso piano chi vuole le riforme e magari usa un linguaggio «non troppo diplomatico» con dei Pm che fanno «trattenere il fiato al paese in attesa che gli oracoli Spatuzza e i fratelli Graviano pronunciassero le loro sentenze». Poi fa partire il colpo: «L'aggressione a Berlusconi è il frutto di una campagna di veleni e di odio che dura dal 1994 e che ha armato la mano dell'aggressore». Una campagna, affonda Cicchitto, «condotta dal gruppo Espresso-Repubblica, da quel mattinale delle procure che è il Fatto, da Annozero e da quel terrorista mediatico che è Marco Travaglio».
Ce n'è quanto basta per poter concludere che l'invito del Quirinale a tenere i toni bassi non piace alla maggioranza? Bersani non ha dubbi. Il segretario del Pd definisce «scivolosi» i discorsi sul clima politico fatti poco prima da Cicchitto e rispedisce le critiche al mittente: «Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l'incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno». Bersani spiega che in democrazia «ognuno ha il suo posto» e aggiunge che questo vale anche e soprattutto per il premier: «Il suo mestiere non è attaccare l'opposizione, ma è governare».
A non cambiare linea è anche Di Pietro, che osserva con distacco i deputati del Pdl uscire dall'aula e va giù duro. «Noi» attacca l'ex Pm «crediamo che l'istigazione sia derivata dal comportamento di questa maggioranza e di questo governo che sta piegando il Parlamento soltanto per fare leggi a uso e consumo proprio». Ma nel pomeriggio Di Pietro è anche protagonista di un giallo relativo a una frase di Tremonti intercettata dai giornalisti in Transatlantico. Il ministro, conversando con alcuni parlamentari della maggioranza, avrebbe detto: «Questo è pazzo, va condannato a morte». La frase è stata però smentita da una nota del ministero: «Tremonti non ha mai parlato di Di Pietro. Quel linguaggio non appartiene alla sua cultura».

Gabriele Rizzardi