Offerti alla Fiat 400 milioni

ROMA.Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese ci sono sul tavolo 400 milioni. «La Regione Sicilia si è già impegnata a investire 300 milioni di euro e il mio ministero potrà aggiungerne altri 100», annuncia il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che lunedi incontrerà i sindacati siciliani e, il giorno successivo, l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. «La Fiat non deve avere troppo la testa negli States, deve anche pensare all'Italia, al nostro lavoro, al nostro indotto», afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani che sul futuro di Termini Imerese auspica «un confronto vero perché non possiamo permetterci la chiusura di un grande stabilimento come quello siciliano».
Dopo la polemica a distanza con Marchionne, Scajola precisa che «il governo non si occupa solo di Fiat» e che il ministero sta seguendo «oltre 200 crisi aziendali e settoriali e a quasi 50 abbiamo già trovato una soluzione». «E' vero - ammette il ministro - che, come afferma la Fiat, costruire un'auto a Termini Imerese costa da 800 a mille euro in più. Ma la Fiat dice anche che ciò non dipende dai lavoratori, né dagli impianti produttivi, che sono stati recentemente ristrutturati anche con fondi pubblici. Dipende dalle diseconomie esterne e dalla carenza di infrastrutture, a cominciare dal porto, che obbliga l'azienda a spedire le auto da Catania».
Per Scajola queste diseconomie «possono essere sanate» e «in ogni caso - puntualizza - non vogliamo sostituirci all'azienda. E' stato Marchionne ad affermare che in Italia, dove si vendono molte più auto di quante se ne producono, la produzione Fiat è destinata a crescere. Vogliamo capire se questo aumento di produzione potrà avvenire anche in Sicilia. Se non sarà possibile chiediamo che la Fiat, come preannunciato nella riunione a Palazzo Chigi del l8 giugno scorso, specifichi quali altri prodotti saranno realizzati nello stabilimento di Termini Imerese».
«Il governo non deve dare neanche un euro - avverte il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni - nel caso in cui non si ottengano gli obiettivi: ogni soldo che viene dallo Stato deve servire per l'innovazione e la ricerca e la Fiat deve dimostrare di investire nello sviluppo di motori elettrici e a idrogeno. Nessuno stabilimento deve essere chiuso».
E' d'accordo con Bonanni l'ex sindacalista Sergio D'Antoni, oggi deputato Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera: «La produzione automobilistica di Termini Imerese - spiega - deve continuare, e deve farlo nel segno delle nuove tecnologie. L'esecutivo deve ora muoversi concretamente e risolutamente già dal tavolo del primo dicembre impegnandosi a mettere sul tappeto risorse e idee».(a.g.)