Torna il fascino senza tempo dei balli sull'aia

REGGIO. Ritorna più cinguettante che mai con le sue polke, mazurche e valzer L'Usignolo, il complesso di fiati che da anni spulcia all'interno della tradizione popolare reggiana, quella legata alle origini del liscio, per far rivivere brani di un passato glorioso.
La bravura, la simpatia, la sapiente dose d'ironia, fanno si che la loro musica possa essere definita in un certo senso liscio d'autore. Non per sminuire i vari Tienno Pattaccini, Palmiro Melioli, Cesare Panciroli, i mitici protagonisti del «Concerto di Barco», ma per esaltare lo stile di questi musicisti guidati dal clarinettista appassionto Mirko Ghirardini che, nel rivitalizzare questo passato, ha cercato uno stile che attira gli appassionati di liscio ma anche appassionati di «sola» musica classica. Dopo «Di buon mattino» il gruppo ha inciso un nuovo Cd le cui musiche sono state proposte sul palcoscenico de teatro Valli, nell'ambito del festival Aperto. S'intitola «Sciopero dei musicisti» dal titolo curioso di un brano creato da uno dei compositori del «Concerto di Barco» che però, ha sottolineato Ghirardini, non è mai stato trovato.
I provetti esecutori in piedi a semicerchio - chiudeva il funambolico bombardino di Valentino Spaggiari - non hanno di certo incrociato gli strumenti, ma hanno preso d'assalto le note suonando a ritmi serrati. E con una dose abbondante di frizzante ironia, hanno attaccato il valzer «Rocco» di Palmiro Melioli, gustosa e fragrante melodia realizzata da tromba (eccellente Fabio Codeluppi) e bombardino che si sono alternati anche nelle variazioni percorse da una contenuta frenesia. Questo, come gli altri brani, ad esempio «Emanuela», «Miraggio» e «Brunello» di Luigi Mattioli (Gigin), un altro dei compositori dei concerto, sono percorsi da un coinvolgente brio esaltato dal contrappunto, baldanzoso dei clarini spumeggianti di Ghirardini e Francesco Gualerzi. A loro ha risposto il controcanto Dimer Maccaferri corno, Marco Catelli genis, Gianluigi Paganelli, tuba. Divertente quando accompagnavano la musica muovendo il corpo con una gamba che accennava a passi di danza. Esaltante il finale con il mitico e sempreverde «Battagliero».

Giulia Bassi