Quando l'Alfa rombava ad Arese

ARESE.Milano era scomparsa dallo stemma del Biscione Alfa Romeo già nel 1963 quando il Portello, troppo stretto per la crescita tumultuosa del mercato automobilistico, aveva lasciato il posto alla Fiera campionaria. Ora, con la chiusura definitiva di quel poco che restava dello stabilimento Alfa di Arese, l'ultimo marchio dell'automobile lascia anche la Lombardia pochi mesi prima di poter compiere i 100 anni.
Non piangerà nessuno: l'Autobianchi di Desio la ricordano solo gli automobilisti con i capelli bianchi o gli amanti dei film di Fantozzi. La fine di Arese si è stemperata in troppi anni di coma. E del resto qui non misero mai piede nè il fondatore, l'ingegnere napoletano Nicola Romeo, nè Enzo Ferrari, pilota di discreto valore delle rosse del Portello, nè Nuvolari e Fangio che hanno trascinato il marchio italiano nel paradiso delle automobili.
L'Alfa nacque il 24 giugno del 1910 e fu subito innovativa: la 24HP aveva un motore monoblocco a quattro cilindri con un'unica testa e un solo carter in lega leggera. L'auto era già in grado di superare i 100 km/h e il connubio con le corse venne naturale tanto che l'anno dopo un'Alfa esordi nella Targa Florio. Il decennio antecedente alla seconda guerra mondiale consolidò la fama dell'Alfa, sempre grazie alle corse e ai suoi piloti: Giuseppe Campari, Tazio Nuvolari, Gastone Brilli-Peri, Mario Borzacchini. L'azienda nel 1932 venne acquisita dall'IRI che, tra i primi provvedimenti, interruppe l'attività delle corse e affidò la gestione sportiva alla Scuderia Ferrari.
Gli anni '50 furono i più importanti nella storia della casa che produce due auto destinate a fare storia, la 1900 e la Giulietta. Si tratta dei primi modelli costruiti in catena di montaggio. Il primo apre la strada anche alla fornitura di auto alla polizia: comincia la leggenda delle Pantere, mentre con il ritorno alle corse arrivano i due primi Campionati Mondiali di Formula 1, 1950 e 1951, grazie rispettivamente a Giuseppe Farina e Juan Manuel Fangio.
Nel 1961 usci dalle catene di montaggio la 100.000/esima Giulietta e l'anno successivo la Giulia. Nel frattempo - con la Giulia Gt - entrò a regime anche il nuovo stabilimento di Arese e continuò la collaborazione con i migliori designer italiani, da Zagato a Pininfarina a cui si deve la spider Duetto. Il 1972 è l'anno dell'inaugurazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. L'Alfa si sdoppia e comincia ad allontanarsi da Milano portando al sud la rivoluzione tecnologica della prima trazione anteriore con un motore boxer, appunto la piccola Alfasud. La produzione nell'arco del decennio sfiora il milione di esemplari. Arese risponde subito con un capolavoro, l'Alfetta, e più tardi con la nuova Giulietta e la 75 che sarà l'ultima Alfa di grande serie a trazione posteriore.
Nel 1986 arriva la Fiat e nello stabilimento lombardo restano solo la nuova 164 e alcuni modelli prestigiosi ma di nicchia. Nasce cosi la SZ l'ultima Alfa Romeo ad avere lo schema con ponte De Dion e la trazione posteriore.
Ad Arese sopravvivono i laboratori dai quali usciranno meraviglie tecniche come il Twin spark o il Multijet, che renderà i diesel più potenti e veloci dei motori benzina e i disegni delle Alfa del presente, la Gt, la Brera, la Mito e la prossima Milano. Ma oramai la produzione è tutta a Pomigliano.
L'ultimo manipolo di quello che era stato un esercito di quasi 20.000 operai, trasloca a Torino. Ad Arese resta il museo storico, con le sue oltre 250 vetture, visitato ogni anno da oltre 12.000 persone. Servirà anche a mantenere in Lombardia un marchio e una bandiera.