Caccia all'assassino di Brenda

ROMA. Seminuda, sdraiata sul pavimento del soppalco accanto al letto, il corpo interamente coperto dalla fuliggine. Cosi è stata trovata ieri mattina alle 4,30 la trans brasiliana Brenda, uccisa per asfissia. Ma che il piccolo appartamento del condominio di via Due Ponti 180, nord di Roma, non era il teatro di una tragedia accidentale, e ancor meno di un suicidio, gli agenti lo hanno capito subito.
Era il teatro di un crimine. Troppe stranezze, troppi elementi fuorvianti per ingannare gli investigatori e la polizia scientifica, che dopo alcune ore di lavoro hanno fatto sapere che l'inchiesta ipotizza l'omicidio volontario. «Come suicidio sarebbe francamente un po' strano» commentano i magistrati.
Nel monolocale - 10 metri quadrati con un bagnetto e un soppalco di 8 con il letto - si è sviluppato un principio di incendio partito da un borsone vicino alla porta di ingresso, una fiamma a lenta combustione che ha saturato di fumo l'ambiente. Intorno, tracce di un liquido infiammabile, ma niente innesco. Il personal computer è stato trovato immerso nell'acqua del lavandino. Vicino alla porta (chiusa con una mandata) due valigie pronte, quelle di una persona che nei giorni scorsi aveva manifestato più volte l'intenzione di fuggire dall'Italia e di tornare in Brasile, non certo quella di uccidersi. Da qualche giorno Brenda non lavorava più, diceva di stare male, di voler andare via. Ieri sera Barbara, altra trans brasiliana, l'ha incontrata e hanno bevuto un bicchiere di whisky. Poi l'ha lasciata nel seminterrato dove Brenda non riceveva clienti, in quel condominio a cui si può accedere da una sola strada d'ingresso dalla Due Ponti.
Era chiaro a tutti che aveva paura di essere uccisa, lei che era testimone chiave nella vicenda che ha stroncato la carriera politica di Piero Marrazzo, della quale era stata anche compagna occasionale in alcuni incontri. Il due novembre era stata ascoltata in procura, aveva riferito di essere stata in possesso di un secondo filmato compromettente. Aggiunse che lo aveva distrutto per paura. Si sentiva spiata e braccata. Il 6 novembre era stata aggredita da quattro picchiatori dell'Est. Albanesi fu detto subito, ma ora i viados li indicano in un gruppo di romeni che da quando è scoppiato lo scandalo sta terrorizzando la zona. Era stata picchiata, le era stato rubato il telefono cellulare. I romeni, che imperversano di notte a bordo di un'auto azzurra tra la Cassia e via Gradoli, si sono resi protagonisti di pestaggi e intimidazioni ad altri trans: per conto di chi hanno agito?
Tra i sospettati dell'omicidio i magistrati di piazzale Clodio indagano anche su di loro, e ora vengono cercati in base alle descrizioni sull'auto utilizzata per i raid notturni. In procura ieri erano già state convocate una ventina di persone tra transessuali e vicini di casa che hanno detto di aver sentito del trambusto prima dell'allarme per l'incendio e la chiamata ai vigili del fuoco.
Brenda è la seconda vittima tra i personaggi che ruotano intorno alla Marrazzo-story e che ha portato alle dimissioni del governatore del Lazio. L'altro è quel Gianguerino Cafasso a cui Brenda - secondo le indagini - era molto legata, e di cui si sospettano rapporti forti con il clan dei casalesi. Proprio da Casal di Principe forse arrivava la cocaina che serviva a rifornire il giro dei trans e i festini con gli ospiti vip. Cafasso è colui che ha filmato Marrazzo e che era in combutta con i quattro carabinieri autori del blitz e del ricatto, poi arrestati, che di fatto incastrò il governatore. Morto per overdose, secondo la versione ufficiale, ma il caso è riaperto.
Sul corpo di Brenda non sono state trovate tracce di violenza, ma - fanno notare gli investigatori - la trans potrebbe essere stata drogata, sedata, e poi lasciata nell'appartamento che probabilmente nei piani sarebbe dovuto bruciare interamente. I magistrati intervenuti ieri - Cipolla, Laviani, Capaldo e Sabelli - aspettano i risultati dell'autopsia per avere conferma dei loro sospetti.
E dopo due morti altamente sospette torna a farsi sentire l'avvocato di Piero Marrazzo, Luca Petrucci, che appena saputo di Brenda aveva chiesto di mettere sotto protezione Natalie: «Ora temo per l'incolumità di Piero. Chiedo e spero che non gli venga tolta la scorta».

Paolo Carletti