Thyssen e Parmalat a rischio cancellazione


ROMA. Sono decine di migliaia i processi che verrebbero spazzati via dal nuovo disegno di legge presentato dal Pdl per riformare la giustizia. Da quelli che a Milano vedono imputato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi fino forse al processo per il rogo della Thyssen.
Alle ortiche potrebbero finire anche il caso Antoveneta e il processo che vede alla sbarra le banche del crack Parmalat. Insomma «una riforma che avrà effetti devastati sul funzionamento del sistema penale in Italia», tuona l'Associazione nazionale dei magistrati mentre contro il provvedimento si schierano giuristi, avvocati e costituzionalisti, anche del centro destra. Tra questi il presidente emerito della Consulta, Antonio Baldassarre che boccia il ddl con tre parole: «Incostituzionale e imbarazzante».
Le proiezioni dell'impatto che il disegno di legge accorciaprocessi avrà sul sistema ancora non ci sono e allo stato non è possibile quantificare quanti casi potrebbero essere dichiarati estinti per eccessiva lunghezza. Il ministero di via Arenula garantisce che entro un paio di settimane lo studio sarà pronto. E anche il Consiglio superiore della magistratura s'è impegnato a compiere un'analisi nei tempi più stretti possibili. Ma potrebbe essere una pietra tombale e alcune stime parlano già di un rischio prescrizione per l'80 per cento dei processi. Prescrizione che nonostante le esclusioni previste appare «inevitabile anche per reati gravi», protesta il sindacato delle toghe esprimendo «dubbi di forte costituzionalità» su un provvedimento ritenuto discriminatorio.
Ad esempio «è impensabile che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell'imputato incensurato si estingua mentre debba proseguire quello per una truffa da pochi euro commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per un altro reato», spiega il presidente dell'Anm, Luca Palamara. E altrettanto impensabile è cancellare con un colpo di bacchetta tutti i processi (perlomeno quelli non celebrati nei termini di legge a carico di non recidivi) che riguardano reati come l'abuso d'ufficio, la corruzione semplice e in atti giudiziari, la rivelazione di segreti d'ufficio, la truffa semplice e aggravata, le frodi fiscali, il falso in bilancio, la bancarotta preferenziale.
E ancora: le intercettazioni illecite, i reati informatici, la ricettazione, il traffico di rifiuti, la vendita di prodotti con marchi contraffatti, la violenza privata, la calunnia e la falsa testimonianza, le lesioni personali, lo sfruttamento della prostituzione, i maltrattamenti in famiglia, l'incendio, l'aborto clandestino, l'omicidio colposo per colpa medica. Una lista infinita di reati minacciati dalla prescrizione breve.
A mettere in guardia dai rischi delle nuove norme anche il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, che conferma le sue perplessità. «Per quanto riguarda il nostro distretto vedo in pericolo il processo Eternit e forse Thyssen. Ma potrei citare anche il giudizio contro un gruppo di usurai ed estorsori: un'inchiesta avviata nel 2005, conclusa del 2007 e ora ancora in dibattimento», accusa il procuratore. Ma su Thyssen Raffaele Guariniello si dice ottimista «crediamo che si salverà». Di disegno di legge «vergognoso, criminale, criminogeno e ridicolo» parla invece l'avvocato Carlo Taormina, ex deputato di Forza Italia.

Natalia Andreani