Il «caos» su Gheddafi Folloni: ecco perché siamo andati in Libia

Politico, giornalista e anche ministro. La Gazzetta intervista Gian Guido Folloni, oggi presidente di Isiamed, dopo il viaggio in Libia (per il trattato di amicizia con Gheddafi) a cui ha partecipato anche un gruppo di imprenditori reggiani coordinati da Matteo Riva.
Lei - reggiano - è stato ministro, senatore, capogruppo, e dirigente politico a livello nazionale. Come ha fatto a ritrovarsi in Libia, nei giorni scorsi, nel bel mezzo della polemica su Gheddafi?
«L'associazione che presiedo - per l'amicizia e la cooperazione Italia-Libia - è stata invitata dal governo libico per festeggiare il primo anniversario dell'omonimo trattato».
Ma lei oggi è presidente anche di Isiamed...
«Isiamed - che prima era soltanto Isia - è l'istituto che si occupa dei rapporti con l'Asia e il Mediterraneo. Socie sono le imprese. Ho iniziato a interessarmene nel 1995, quando ero membro della commissione Esteri al Senato. Da poco più di un anno ne sono il presidente».
Di quali Paesi si occupa Isiamed?
«Libia, Egitto, Algeria, Libiano, India, Iran, Corea del Nord, Iraq, Tunisia».
E che tipo di rapporto si intende instaurare con loro?
«Economico, politico e culturale. I parlamentari sono il primo punto di attivazione dell'associazione. Incontrano gli ambasciatori, e poi si invitano le imprese a stringere rapporti non solo di conoscenza, ma anche di risposta alle sollecitazioni economiche che arrivano da questi Paesi».
Libertà, diritti, democrazia. C'è chi ha criticato la visita in Libia anche perché nessuno, una volta li, ha parlato di questi temi...
«Nei confronti della Libia, come di altri Paesi, noi registriamo una differenza rilevante nel modo di intendere la democrazia, i diritti personali e sociali. Si tratta di un contesto culturalmente e religiosamente molto diverso. Noi ci confrontiamo con loro, e chiediamo che il percorso che fanno - con noi o in autonomia - sia sempre più indirizzato verso questi obiettivi».
Ma?
«Ma non si può pensare che il modo di realizzazione sia il 'nostro" modo. C'è chi avanza ipocritamente su questo tema. Si tratta di civiltà e religioni diverse, loro non sono nostre fotocopie, e il percorso è lungo».
Cosa c'è nel suo futuro?
Nella mia vita la politica ha avuto una funzione importante, ma ritengo che non si è obbligati a farla. Perché le cose che si fanno in parlamento si possono fare anche fuori».
Lei però ha aderito alla Rosa per l'Italia, con Pezzotta, Tabacci e ora anche Casini...
«Siamo contrari al sistema bipolare, diciamo si al centrismo e intendiamo dar seguito a questa prospettiva».
Difatti andrete a congresso dall'11 al 13 settembre e vi darete pure un nuovo nome. Ma siccome siete corteggiatissimi tanto dal Pd quanto dal Pdl, dovrete pur scegliere con chi stare...
«Siamo pronti ad allearci, che è cosa ben diversa dall'inclusione. E alle prossime regionali valuteremo territorio per territorio». (mi.sc.)