Berlusconi promette: case entro il 10 settembre

ROMA. «Entro il 10 settembre inizieremo a consegnare le case, cercheremo di abbreviare i tempi, ma mettiamo anche in conto possibili ritardi». Silvio Berlusconi convoca a sorpresa una conferenza stampa 24 ore dopo la celebrazione del Primo maggio e fa il punto sull'emergenza terremoto. E non solo. Il premier, reduce da quella che è la decima visita in Abruzzo e da una doppia contestazione subita a Napoli e a Roma, ne approfitta per sistemare chi lo ha fischiato e lo ha chiamato senza tanti giri di parole «buffone». «Continuiamo a lavorare nonostante impazzino i fischiatori organizzati», dice.
Poi ne ha per Dario Franceschini che lo accusa di non riuscire a dormire tranquillo se non ha un sondaggio al giorno che gli dà un punto in più. Dall'Aquila infatti il premier aveva assicurato di essere al 75% di gradimento popolare contro il 59% di Obama. «E' il solito teatrino della politica: siccome quel punto c'è sempre io dormo benissimo», ribatte il leader del Pdl. Ma è l'emergenza Abruzzo il tema del giorno. Berlusconi comincia dai numeri. E ammette: l'organizzazione non è facile. «Stiamo assistendo 66mila persone e 10mila soccorritori», premette. Poi dà il conto della situazione delle abitazioni. «Abbiamo effettuato 22mila 705 sopralluoghi», ricorda. Il 53% delle abitazioni risulta immediatamente abitabile, il 15% lo sarà entro pochi giorni, mentre il 23% della case andrà completamente ricostruito. Ma le scosse continuano ed è difficile che gli abruzzesi possano tornare nelle loro case. Più pesante è il quadro dei Beni culturali. In questo caso l'agibilità riguarderebbe solo il 30%, con un 14% di beni che necessitano di lavori. Due le buone notizie fornite dal premier. La prima riguarda l'ospedale dell'Aquila, reso inagibile dal terremoto malgrado fosse di recente costruzione. «Entro la fine del mese sarà agibile al 60%», assicura Berlusconi che ha accanto Bertolaso. La seconda riguarda l'Università. La notizia è però rinviata a una nuova conferenza stampa.
Nelle scorse settimane aveva parlato di un progetto per una «new town» all'Aquila, specificando anzi di aver già individuato l'area adatta. Ora Berlusconi fa retromarcia. E nega di avere mai considerato il piano. Tuttavia esclude ancora di ricorrere ai prefabbricati, più idonei se e quando arriverà il freddo. «Abbiamo fatto una sfida che qualcuno ha definito impossible, alloggiare 12-13mila persone che hanno avuto le case distrutte e abbiamo individuato 14 aree», dice. «Sotto questi edifici saranno realizzate delle piattaforme antisismiche in cemento armato sopra le quali sarà possibile costruire e abbiamo lanciato una sfida alle varie associazioni di costruttori per avere delle case in meno di sei mesi», aggiunge.
Le case saranno a due o tre piani. Quanto ai fondi per la ricostruzione il premier ricorda che ci sono varie modalità per accedere ai finaziamenti dello Stato. Se i proprietari decideranno di ricostruire privatemente le loro abitazioni potranno ottenere dalla banche 150mila euro. Non tutto però potrà essere ricostruito privatamente. Il premier sollecita i sindaci a fare dei consorzi, altrimenti «interverremo noi con appalti affidati alla Protezione civile».