Addio al leader dei camalli genovesi

GENOVA.«Per noi il momento del lavoro non è staccato dalla vita quotidiana, ma si armonizza con essa. In porto fai le stesse cose di sempre, stai con gli amici, con la gente che comunque avresti frequentato, non devi lasciar fuori le tue idee, la tua autonomia, la tua libertà». C'è tutto Paride Batini, il console della Culmv (Compagnia unica lavoratori merci varie) di Genova - la società degli scaricatori di porto, più noti come camalli - morto a 75 anni per un tumore, nelle parole con cui aveva riassunto il senso del lavoro portuale nella sua autobiografia. Era la sua vita la Compagnia dei portuali, nata nel'46. Vi era entrato giovanissimo e l'ha guidata per 26 anni. Aveva iniziato a dieci anni a muoversi sui moli genovesi, negli anni Sessanta era in piazza, ventiseienne, contro il governo Tambroni. Al vertice della Culmv lo hanno portato la capacità di decidere velocemente per trovare, nei momenti più delicati, soluzioni cruciali: qualità che gli hanno riconosciuto amici e avversari. Per nove volte era stato rieletto all' unanimità e il carisma lo aveva aiutato a superare molti momenti drammatici, specie durante le lotte in porto degli anni Ottanta e Novanta, quando per legge fu rivoluzionato il lavoro in banchina. Era indagato per truffa insieme con tanti altri protagonisti della vita portuale genovese, per un fondo messo a disposizione della Culmv. Batini si limitò a spiegare che non cambiava nulla: «Vado al lavoro, come ogni giorno, e se non basta ecco la mia busta paga di duemila euro al mese e con 53 anni di versamenti».