REGGIO. La Trenkwalder si avvicina al match con la capolista Varese (domani alle 20.45 al Palabigi) oscillando tra psicologia e allenamenti, tra fame di punti-salvezza e necessità di reagire. Lallenatore Alessandro Ramagli fa il punto cominciando dallinfermeria. «Boscagin non si è allenato a causa della distorsione alla caviglia di martedì. E una recidiva: lo stesso infortunio lo aveva riportato prima della partita con Jesi. Ma oggi pomeriggio (ieri per chi legge, ndr
) penso si allenerà. Maestrello farà unecografia al ginocchio che gli dà fastidio. Forse oggi non si allenerà».
La Trenkwalder è ultima in Legadue per le percentuali al tiro da due punti. «A Pistoia abbiamo fatto meglio del solito. Questa squadra non la si può stravolgere: tira soprattutto da due punti, perché è strutturata in questo modo. E così perché Young va in penetrazione; i lunghi tirano più da due che da tre; Filloy tende a giocare più in avvicinamento che dalla distanza, eccetera. Sapendo che la squadra ha queste caratteristiche, bisogna avere una selezione migliore di tiro da due. Nellultimo periodo abbiamo fatto meglio rispetto al passato, ma dobbiamo migliorare ancora».
Domani sera contro Varese che cosa si aspetta dai suoi ragazzi? Una prova dorgoglio, innanzitutto? «Ci mancherebbe che non fosse così. Ci dobbiamo aspettare una vittoria con cui ottenere una posizione privilegiata rispetto al fondo-classifica, dal momento che il pericolo è tuttora reale. Vorrei vedere anche una diversa condizione mentale, in modo che la squadra giochi più sbarazzina. Con Varese sarà una gara difficile, perché affrontiamo la prima della classe. Daltra parte, gli stimoli migliori li hai quando affronti le squadre più forti. Domenica scorsa non abbiamo avuto questi stimoli. Con Varese è diverso. E se non tiri fuori gli stimoli quando affronti i primi della classe, non so proprio con chi li puoi tirar fuori. Certo che anche loro saranno motivati, perché lobiettivo (la promozione, ndr) è vicino. Dopo lo scivolone a Imola due partite orsono, e in vista dellultima di ritorno contro linseguitrice Veroli, verranno motivatissimi per chiudere al più presto la loro stagione».
Come inquadra la squadra di Pillastrini? «I punti di riferimento sono il play e il centro: il tipico asse delle squadre di basket. Varese ha il miglior play della Lega (Childress, ndr): un giocatore che ha bisogno di qualche riposo, ma che di campionati ne ha vinti diversi. Poi ha Galanda, che maturando è diventato un cinque di 2.10. E anche un grande rimbalzista in attacco; un giocatore che ha tecnica e qualità del tocco. In Legadue può spostare. Sullasse play-pivot ci sono giocatori dotati di tiro, energia e talento, più i Gergati, i Nikagbatse, i Martinoni».
Lha allenato a Treviso, Niccolò Martinoni? «Sì. Mi piace molto per come sta in campo: da veterano, nonostante sia solo dell89. Un giocatore che in campo non sbaglia mai la posizione è un vero tesoro per la squadra. Ha qualità di tocco, sa passare la palla (forse è la sua qualità migliore). Mi ricorda Zukauskas: meno tiratore puro di lui, ma più qualità. Anche Campani è un giocatore di questo tipo, anche se è meno maturo di Martinoni, nonostante vi sia un solo anno di differenza (1989 il lungo di Varese, 1990 quello reggiano, ndr). Anche Campani è uno che ha la conoscenza degli spazi sul campo».
Le due trasferte residue che attendono la Trenkwalder, a Sassari e Livorno, saranno decisive per leventuale accesso ai play off? «Tutte quattro le partite hanno la stessa valenza. Questa squadra ha passato troppo tempo a pensare a che cosa succederà tra un mese. Ora siamo tuttaltro che salvi. Con Varese serve una vittoria per fare innanzitutto un passo decisivo per la salvezza, e poi eventualmente per aprire scenari in ottica play off. Il problema è che la prestazione di Pistoia non ti consente di avere certezze».
A che cosa si riferisce? «Al fatto che di solito, quando ti alleni bene durante la settimana, poi vedi i risultati la domenica durante la partita. Nel nostro caso, nemmeno quello, perché, ad esempio, prima di affrontare Jesi abbiamo avuto la peggiore settimana da quando sono a Reggio; prima di Pistoia, una delle migliori a livello dintensità di allenamento. Eppure...».
Da che cosa dipende? «Non lo so. Puoi perdere e vincere, certo; ma non puoi perdere come a Pistoia. Quando ti alleni bene, non puoi non giocare bene».
E qui si torna allaspetto psicologico di questa Trenkwalder. «Consapevolezza. Serve quella. Devi sapere chi sei».
Alla Trenk manca lindentità di squadra. «Assolutamente. Certo che... Più ce lo si dice, più ci si pensa, e non sempre è un bene. Ma è così».
E un problema di ruoli? «Ci sono compiti specifici in base al modo di stare in campo. Ognuno deve svolgere il proprio compito in base alla divisione dei ruoli. Chiaro che levare uno e mettere un altro... Ma ci siamo rotti le scatole di parlare di infortuni. Melli cera allandata e ora non cè, punto. Con Jesi abbiamo giocato una gara decente, con il cuore; se avessimo perso di uno, le qualità le avremmo mostrate ugualmente. Ma perché non fare altrettanto a Scafati e a Pistoia? Questo è inaccettabile. Una squadra si deve guardare dentro e dire: io sono questa. Ci sono responsabilità verso la società che ti paga e verso i tifosi; non puoi permetterti di essere sempre lo stesso ogni volta; non puoi essere pronto con Jesi e non pronto con Pistoia. E io che sono lallenatore sono il primo responsabile di tutto questo».
Perché ci sono musi lunghi nella squadra? «Quando ne vinci 2 su 11, ci sta. Forse quando pensi di essere peggiore di quanto sei, finisci per somatizzare. Ma non è questo latteggiamento giusto. La parola giusta è reazione; non altre parole».
Mercato chiuso per i movimenti in Italia; resta lestero. Si muove qualcosa? «Ci hanno offerto Marmarinos, ma non lo adoro. Cè qualcosa in Grecia: parlo di squadre in guerra per non retrocedere. Poi lArgentina, dove sono al 1º turno play off. In particolare, cè una squadra che ha superato gli ottavi e giocherà altre partite, ma per ora non si muove nessuno».
Inserire un giocatore a questo punto può essere un problema per la squadra? «Se ti cambia la vita, no. Ma se devo prendere uno uguale, o poco migliore di chi cè già... Non vale la pena».