Morto il regista di Ligabue


GUALTIERI.Era stato il regista di al matt, lo aveva scoperto quasi per caso, ma poi era rimasto affascinato dalla figura e dall'opera di Antonio Ligabue, il maestro per eccellenza dell'arte naif.
Raffaele Andreassi si è spento alcuni giorni fa a Roma all'età di 84 anni, dagli esperti del settore viene considerato uno dei padri del documentario italiano, anche se a conoscerlo a livello di opinione pubblica, non sono forse in molti. Ma fu proprio lui nel 1961 e poi nel 1965 a dedicare al pittore del Po i più celebri cortometraggi: lo specchio, la tigre e la paura, che vinse l'Orso d'oro a Berlino come migliore documentario.
L'EDITORE TOTA.Di Andreassi si ricorda molto bene Augusto Agosta Tota editore, critico d'arte e noto gallerista, anche lui tra i primi a scoprire e apprezzare il genio vulcanico di Ligabue. «Andreassi - ricorda - era stato mandato sul Po nel 1961 dal produttore romano Manieri, per girare un documentario sull'ambiente e la vita intorno al grande fiume. In maniera quindi del tutto imprevista venne a conoscenza dell'esistenza di questo pittore e artista che viveva in una baracca in mezzo alla campagna. Per questo si mise subito in contatto con il suo produttore per avvisarlo della 'scoperta" e concordare quindi un nuovo lavoro cinematografico rispetto a quello previsto».
TANTA PAZIENZA.Cosi, per riprendere Ligabue, per 'convincerlo" a recitare se stesso, Andreassi rimane a Reggio e nella zona di Gualtieri per oltre sei mesi. Alla fine di questo lungo e paziente lavoro con un «attore» decisamente sui generis, vennero fuori quelle riprese che oggi rappresentano documenti di eccezionale valore culturale e storico. Un lavoro che molti vorrebbero rivedere recuperato e magari riproposto sotto forma di cd e valorizzato da cineteche, cosi come per le opere firmate da grandi documentaristi italiani come Gandin, Vancini, Zurlini.
RITORNO SUL PO.Molti anni dopo, tra il 1998 e il 1999, Andreassi tornò a lavorare con la macchina da ripresa lungo le sponde del grande fiume. «E' stata la nostalgia a riportarmi sul Po» ebbe modo di confessare alcuni anni fa in un'intervista. Il secondo viaggio nella Bassa porterà alla realizzazione de «I lupi dentro» un film documentario distribuito dall'istituto Luce.
IL MONDO NAIF.«I lupi dentro» è un documento prezioso, unico nel suo genere, su quel che rimane e su quello che è stato il movimento dei pittori naïf della Bassa, in giro tra Gualtieri, Guastalla, Luzzara e Reggiolo, tra pittori spesso autodidatti di origine contadina. Con questo documentario Andreassi fece una specie di vera dichiarazione d'amore verso il grande fiume malato per l'inquinamento e verso il paesaggio che ha purtroppo conosciuto un degrado, non si sa quanto inevitabile, con ponti in cemento armato e fabbriche e capannoni lungo le sponde.
Ma soprattutto «I lupi dentro» è l'occasione per il recupero e la rivisitazione dell'affascinante figura di Antonio Ligabue, di cui vengono riproposte sequenze originali del suo lavoro.
Con al matt nel film-documentario del 1999 ci sono Bruno Rovesti, Udo Toniato, Elena Guastalla, Serafino Valla, Vandino Daolio (l'autista di Ligabue) e Giancarlo Gandini. Molti di loro sono scomparsi.

Andrea Melosi